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Macchie sulla pelle dopo il sole: di che tipo sono...

Macchie sulla pelle dopo il sole: di che tipo sono?

Al sole, e soprattutto a un’esposizione scorretta ad esso, sono legate numerose forme di macchie solari cutanee, che richiedono interventi e rimedi diversi. Ve ne parliamo in questo articolo.

Sommario:

Macchie bianche o rosa: la vitiligine

Pur sviluppandosi in qualsiasi periodo dell’anno, la vitiligine generalmente si manifesta con maggiore intensità durante l’estate. Mentre tutto il resto del corpo si abbronza, infatti, i punti in cui la melanina è carente risaltano in maniera vistosa. Non c’è, però, da preoccuparsi: è indolore, assolutamente benigna e non è contagiosa. Infatti non pregiudica la salute della persona colpita e, quando si manifesta, non presenta alcun tipo di sintomo: la pelle non è screpolata e non dà prurito. È anche vero, però, che può essere fonte di stress psicologico, perché può rappresentare un ostacolo ai rapporti sociali per via delle macchie bianche sulla pelle estese ed evidenti.

A seconda di dove e come si manifesta, prende nomi diversi:

  • se colpisce tutto il corpo è detta universale;
  • se copre più zone è chiamata disseminata;
  • se si presenta solo sul viso e sulle mani si dice acrofacciale;
  • se segue l’andamento di un nervo, è detta segmentata;
  • se si manifesta solo in una zona specifica, è focata;
  • se circonda un neo è chiamata Nevo di Sutton;
  • se la chiazza ha al centro una macchia con un alone intorno più chiaro, è nota come tricromia;
  • se la macchia è punteggiata da altre macchie piccolissime e scure, si parla di vitiligine punctata.

Come si manifesta la vitiligine

Si può manifestare su ogni parte del corpo e interessa uomini e donne, di qualsiasi razza e di tutte le età. Nella maggior parte dei casi compare intorno ai 20 anni e, in particolar modo, interessa le donne. Le chiazze prive di colore (acromiche), cioè più chiare rispetto al colore naturale della pelle, possono presentarsi:

  • attorno a ginocchia, gomiti, dorso delle mani, dita;
  • nelle zone più pigmentate, come i genitali esterni e le ascelle;
  • sul viso, soprattutto intorno alla bocca e agli occhi;
  • sul cuoio capelluto: in questo caso, i capelli che crescono sulla zona colpita sono bianchi;
  • nella cavità orale (anche se più raramente).

Le vistose macchie bianche sulla pelle sono spesso disposte simmetricamente, con forma ovale o tondeggiante, dai contorni regolari o meno, ma sempre chiari e definiti; a volte possono essere molto più scure della pelle.

Le cause della vitiligine

Molte e diverse sono finora le ipotesi avanzate sulle cause di questo problema. Nelle persone afflitte da vitiligine, i melanociti, cellule della pelle che, attivate dalla luce, producono la melanina, non svolgono il loro compito. Sembra che alcuni linfociti, i CD8 Citotossici, utilizzino particolari antigeni per aggredire i melanociti e distruggerli. Questa situazione si può ripetere all’interno di una stessa famiglia, rivelando così un’origine genetica. Inoltre, non si escludono motivazioni psicologiche. Sembra, infatti, che forti traumi o stress emotivi siano responsabili di tali macchie.

Cosa fare contro le macchie bianche della vitiligine

Quando compaiono macchie bianche sulla pelle, è bene consultare un dermatologo. Durante la visita, grazie a una particolare luce viola, chiamata “luce di Wood”, vengono messe in risalto anche le chiazze di cute più chiara che non si vedono a occhio nudo. Poiché le macchie possono aumentare rapidamente o in tempi lunghi, possono allargarsi oppure diminuire di estensione e numero, ma non guariscono quasi mai spontaneamente, bisogna necessariamente intervenire per eliminarle. Ecco in quali sono i principali rimedi contro la vitiligine:

  • La Puva terapia. Questo tipo di trattamento ha sostituito la fototerapia che, ormai, non viene più praticata. Vi si ricorre nel caso di forme più estese di vitiligine. Con la Puva terapia, si sottopongono le macchie all’azione dei soli raggi UVA. Per rendere più sensibile la pelle a tali raggi vengono utilizzati alcuni farmaci specifici, detti psoraleni. Si trovano in compresse da prendere per bocca 2 ore prima dell’esposizione ai raggi ultravioletti, o in crema, da applicare direttamente sulla zona prima dell’esposizione, in particolare se la zona da trattare è limitata.
    Sono reperibili, generalmente, nei reparti di dermatologia di ogni ospedale, dove viene svolta la cura. Una seduta di Puva terapia può durare fino a 10 minuti, a seconda del tipo di lampada utilizzata. Per ottenere miglioramenti, comunque molto limitati perché le macchie possono ripresentarsi dopo qualche tempo, sono necessarie anche 80 sedute.
  • Il trapianto di pelle sana. In questo caso, si procede prelevando da una zona del corpo una parte di pelle pigmentata che, ridotta in minuscoli frammenti, viene trapiantata laddove prima c’erano le chiazze chiare, preventivamente asportate. Purtroppo non è un metodo molto efficace, perché il pigmento della pelle “sana” tende a scomparire e possono formarsi cicatrici.
  • Il trapianto di melanociti. Si tratta di una cura ancora in fase sperimentale. Consiste nel trapiantare melanociti della stessa persona nella pelle interessata dalle macchie, senza prima asportarla. I melanociti vengono prima coltivati in laboratorio e poi innestati. I primi risultati di questa nuova tecnica sono incoraggianti, tuttavia non sempre il risultato è garantito.
  • La microfotoemissione puntiforme. Si tratta di una cura molto recente che agisce in modo mirato, rispettando l’equilibrio della pelle pigmentata. Grazie all’emissione di raggi ultravioletti di tipo B ad alta concentrazione, infatti, si stimola la ricolorazione della pelle chiara senza coinvolgere la pelle sana. I risultati, tuttavia, non sono né sicuri, né definitivi. Sono previsti generalmente tre differenti cicli di cura:
    • 1-2 applicazioni per ogni seduta da ripetersi 10 volte;
    • 2-3 applicazioni nella stessa giornata con 1 o 2 settimane di pausa. Questo ciclo va ripetuto 4 volte;
    • 3 applicazioni nella stessa seduta, da ripetere dopo 3-4 settimane di pausa, fino alla fine della cura, che può durare fino a 2-3 anni.

La “prevenzione” della vitiligine

Non si può parlare di prevenzione, ma si possono seguire semplici regole perché le macchie bianche dopo il sole non risultino particolarmente evidenti. Le chiazze, proprio per la mancanza di melanina, sono molto sensibili all’azione dei raggi ultravioletti: quando ci si espone al sole, dunque, è bene usare sulle zone interessate dalla vitiligine un prodotto solare ad alto indice di protezione. Se, invece, la pelle non viene protetta, si colora di rosa, brucia e provoca un fastidiosissimo prurito. Spesso questa ipersensibilità ai raggi ultravioletti può esercitare un effetto benefico sulle macchie bianche, ma solo se ci si espone nelle ore meno calde, evitando quelle centrali (dalle 11 alle 15) e applicando una crema con fattore di protezione medio.


Macchie scure: le fotodermatiti

Le fotodermatiti sono scatenate dai raggi solari e si manifestano solo con macchie scure, vescicole e arrossamenti. Compaiono dopo qualche giorno dall’esposizione al sole e si attenuano con il passare dei giorni, se non ci si espone ulteriormente ai raggi.

Come si manifestano le fotodermatiti

Appaiono zone arrossate e pruriginose e, talvolta, piccole vescicole. Questi sono i classici segni che indicano la comparsa di una dermatite scatenata dall’esposizione solare. Se la dermatite è stata violenta e intensa possono rimanere, nelle zone colpite, macchie persistenti. Le macchie possono essere di colore bruno e interessano le zone della pelle esposte alla luce. Le dimensioni possono variare da alcuni millimetri, come una lenticchia, a qualche centimetro, come una grossa moneta.

Le cause delle fotodermatiti

Le cause delle fotodermatiti sono in genere creme o profumi applicati sulla pelle, che fotoreagiscono coi raggi ultravioletti, irritando la pelle. Basta anche una semplice goccia di profumo, per causare queste antiestetiche chiazze, che, infatti, di solito compaiono ai lati del collo e ai polsi. A volte, la causa può essere l’uso di farmaci che aumentano la sensibilità alla luce, come la pillola anticoncezionale, gli antibiotici e gli antinfiammatori. Ecco alcune sostanze a rischio:

  • La pillola anticoncezionale. Contiene ormoni femminili di sintesi, che vanno ad aggiungersi a quelli già naturalmente presenti nell’organismo della donna, dando come risultato una sovrastimolazione dei melanociti e una maggiore produzione di melanina.
  • I profumi. Generalmente profumi ed essenze naturali, come quella di bergamotto, interagiscono coi raggi ultravioletti, scatenando la reazione della pelle.
  • I farmaci. Sono molti quelli a rischio:
    • antibiotici, soprattutto le tetracicline;
    • medicinali contro problemi cardiaci e cardiocircolatori;
    • antistaminici;
    • antinfiammatori;
    • farmaci anti-acne;
    • sedativi;
    • antiepilettici;
    • farmaci contro i disturbi delle vie urinarie, perché contengono acido nalidixico;
    • diuretici.

In particolare, alcuni farmaci che vengono applicati per combattere l’acne riducono lo spessore dell’epidermide, rendendola più fragile e sensibile al sole. Per quanto riguarda antistaminici e antinfiammatori, i più “pericolosi” sono quelli in gel o pomata.

Cosa fare contro le macchie scure da fotodermatite

In caso di fotodermatite, la prima cosa da fare consiste nel non esporsi al sole per qualche giorno e, se non si può interrompere il farmaco che si sta prendendo, conviene evitare del tutto l’esposizione solare. Su consiglio del dermatologo, si ricorre a farmaci antistaminici o cortisonici, per via generale o locale. Sulle macchie, invece, si applicano creme schiarenti con derivati di glabridrina, acido cogico, ascorbile (un derivato della vitamina C). Possono essere utili anche peeling superficiali con alfaidrossiacidi. Se le macchie sono indelebili, si possono eliminare con gli stessi metodi validi per altri tipi di macchie, su scelta dello specialista. Per schiarire le macchie particolarmente “difficili”, il dermatologo può ricorrere a un peeling a base di acido glicolico, che è senza dubbio uno dei più efficaci. L’acido glicolico è un alfaidrossiacido che esercita una potente azione esfoliante. La sua molecola, infatti, essendo molto piccola, penetra nelle cellule dell’epidermide e scioglie il “cemento” che la tiene unita. In questo modo, lo strato superficiale si irrita, si desquama e si stacca, portando via anche la macchia. In genere, su consiglio dello specialista, servono almeno 5 sedute, con scadenza bisettimanale, per ottenere buoni risultati.

La “prevenzione” della fotodermatite

La prevenzione, in questo caso, è molto importante. Per questo è consigliabile:

  1. detergere accuratamente la pelle prima di ogni esposizione al sole, in modo da eliminare qualsiasi traccia di trucco o di profumo;
  2. leggere attentamente i foglietti illustrativi dei medicinali: eventuali reazioni alla luce solare vengono sicuramente evidenziate;
  3. se i farmaci non sono indispensabili, sospenderne l’uso, altrimenti evitare l’esposizione al sole;
  4. se i medicinali sono fotosensibili, non ci si può abbronzare fino a qualche giorno dopo la sospensione del loro uso; è necessario fare passare almeno 4 giorni.

Abbronzatura a macchie: le pitiriasi

Quando si parla di pitiriasi, ci si può riferire a queste forme:

  • Pitiriasi versicolor: una micosi cutanea contagiosa, che impedisce di abbronzarsi negli strati più profondi della pelle. In passato spesso si riteneva che si sviluppasse solo al mare. Il fungo che la provoca, invece, normalmente presente sulla pelle umana, agisce già durante l’inverno, ma solo con l’esposizione ai raggi ultravioletti se ne notano gli effetti. Durante la stagione invernale, infatti, le chiazze sono invisibili a occhio nudo. Non c’è alcun rischio di contagio, perché il fungo responsabile della pitiriasi vive normalmente sulla pelle di ogni persona. Anche se c’è un contatto con una persona infetta, il fungo non trova nella persona sana l'”ambiente” adatto per diventare aggressivo, quindi non provoca la comparsa di macchie.
  • Pitiriasi alba: un eczema che si presenta soprattutto nell’infanzia e che, per effetto del sole, subisce alcune modifiche.

Come si manifesta la pitiriasi

La pitiriasi versicolor si evidenzia dopo l’abbronzatura, in particolare sul collo, sulle spalle, sulle braccia, sulla schiena e sul torace. Infatti, nelle zone della pelle in cui si trova il fungo, si formano chiazze rotondeggianti più chiare, di grandezza variabile, in cui il colorito ambrato dell’abbronzatura, già meno intenso rispetto alle zone circostanti, scompare più in fretta. Con la scomparsa dell’abbronzatura la macchia diventa color caffellatte. La pitiriasi alba è caratterizzata da macchie di colore rosa, con sottili squame in superficie, che compaiono soprattutto sul viso. Col sole guarisce, o meglio, lascia il posto a chiazze completamente bianche (da qui il nome “alba”).

Le cause della pitiriasi

All’origine della pitiriasi versicolor c’è il Pityrosporum orbiculans, un fungo che vive normalmente sulla pelle umana e che, per il caldo, l’umidità e l’abbassamento delle difese dell’organismo, diventa improvvisamente aggressivo. Forma, quindi, un velo invisibile sulla cute su cui si sviluppa. Dove c’è il fungo, la melanina non viene prodotta in grande quantità e si forma un’abbronzatura molto lieve, che viene persa in breve tempo, dando luogo a chiazze bianche in evidente contrasto con la cute sana abbronzata. In genere, la pitiriasi alba compare sulla pelle di chi soffre di dermatite atopica, una reazione cutanea legata ad allergie.

Cosa fare contro le macchie chiare e color “caffellatte” delle pitiriasi

Nel caso della micosi, lo specialista esegue un prelievo di cellule intaccate dal fungo e di squame. Una parte di questi frammenti viene osservata al microscopio e una parte viene messa in terreno di coltura, in modo che il fungo prolifichi e si possa, in questo modo, riconoscerne il tipo. A questo punto, il medico prescrive la cura adeguata. Anche con la luce di Wood si può vedere il fungo: assume, infatti, una colorazione bluastra. Per la pitiriasi versicolor, il dermatologo consiglia l’applicazione di creme antimicotiche per una quindicina di giorni. Esistono, però, anche rimedi naturali, ad esempio il lichene islandico, ricco di acido asnico e di acidi lichenici molto attivi. È possibile ottenere un decotto lasciando bollire 2 cucchiai di lichene essiccato in 200 ml d’acqua. Il tutto va filtrato e applicato sulla cute con un batuffolo di cotone 2 o 3 volte al giorno per 3 settimane. Utili sono anche le creme a base di lichene da applicare sulla pelle una volta al giorno sempre per tre settimane. 10 gocce di estratto glicerico di pompelmo in mezzo bicchiere d’acqua sono efficaci se vengono spalmate sulla parte colpita. Per la pitiriasi alba, nella maggior parte dei casi, però, non si esegue nessuna cura, perché le macchioline bianche tendono a regredire spontaneamente dopo appena qualche mese.

La “prevenzione” della pitiriasi

Può fare tanto: basta una visita dermatologica prima della partenza per rilevare la presenza del fungo e intervenire con creme antimicotiche. Così al rientro non ci saranno rischi di “pelle leopardata”. Per quanto riguarda la pitiriasi alba, bisogna evitare l’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata e usare creme con il massimo filtro protettivo.


Macchie giallo-brune sul viso: il cloasma gravidico

Il cloasma è un’alterazione della pelle caratterizzata da chiazze giallo-brunastre sul viso, che compaiono soprattutto durante la gravidanza. Niente di serio: queste antiestetiche macchie, provocate con la complicità dell’azione dei raggi ultravioletti e delle alterazioni ormonali, scompaiono subito dopo il parto.

Come si manifesta il cloasma gravidico

Il cloasma interessa soprattutto le donne brune e con carnagione scura. Si manifesta con tante macchioline marroni, concentrate tra la base del naso e il labbro superiore, sul mento, sulla fronte e sugli zigomi. Quando interessa il labbro superiore sembra addirittura mimare la presenza di baffetti e una leggera peluria, che non è certamente gradita alle future mamme.

Le cause del cloasma

La comparsa del cloasma è provocata dalle normali alterazioni ormonali che interessano l’organismo femminile durante tutta la gravidanza. Con l’innalzamento del livello di estrogeni, infatti, aumenta molto anche il lavoro dei melanociti. Questi, di conseguenza, producono una maggiore quantità di melanina (si definisce “ipermelanosi”), che va a colorare la pelle. Se entrano in azione anche i raggi ultravioletti, facilmente il tutto si tradurrà nella comparsa di macchie nelle zone del volto più esposte.

Per quanto riguarda le donne in gravidanza, si possono creare normalmente anche zone ancora più scure, in altre parti del corpo, come per esempio la linea che va dall’inguine all’ombelico (è anche definita “linea alba“), oppure intorno alle areole. Si tratta di fenomeni del tutto comuni in gravidanza, come lo stesso cloasma gravidico. Di conseguenza, non devono destare alcuna preoccupazione nelle future mamme, anche perché spesso il disturbo scompare spontaneamente dopo la nascita del bambino, senza lasciare tracce.

Cosa fare contro il cloasma

Solo in rarissimi casi le macchie persistono anche dopo il parto, altrimenti, senza bisogno di alcun intervento scompaiono da sole. In ogni caso, per il tempo in cui sono presenti, è consigliabile usare cosmetici coprenti appositi. molto utili le creme a base di derivati dell’acido cogico o di altre sostanze, che contrastano l’azione della melanina. Possono essere potenziate se sono associate a sostanze esfolianti, come l’acido glicolico e retinoico. Di solito, le creme sono “create” dal farmacista su ricetta del dermatologo. È importante, però, rivolgersi solo a specialisti.

Nei casi in cui le macchie persistano, le cure per cancellarle variano a seconda della profondità nella pelle. Per questo, è bene ricorrere a una preventiva visita dermatologica: grazie alla luce di Wood è possibile rilevare la profondità della melanina. Il peeling chimico è una possibile soluzione: brucia le macchioline più superficiali e restano crosticine che guariscono in una decina di giorni. Solo uno specialista può svolgere questo peeling, definito “chimico”, che non va confuso con quello fatto con l’acido glicolico, una sostanza meno aggressiva. Infatti, se le dosi di acido tricloracetico sono eccessive, si rischia di lasciare antiestetiche cicatrici.


Macchie brune sul viso: il melasma

Il melasma fa parte della “famiglia” del cloasma gravidico, perché le cause e le manifestazioni sono uguali. Parlando di melasma ci si riferisce, in maniera più generale, alle macchie che compaiono sulle donne, anche se non sono in dolce attesa. Il melasma è riconoscibile dalle macchie brune che costellano il volto, soprattutto su zigomi, fronte, mento e labbro superiore.

Le cause del melasma

Sembra che il melasma sia dovuto a troppi estrogeni nell’organismo. Per questo, le donne più a rischio, oltre alle puerpere, sono quelle che:

  • prendono la pillola anticoncezionale;
  • hanno la pelle scura;
  • presentano un ciclo mestruale irregolare;
  • hanno parenti che presentano o hanno manifestato casi di melasma.

Come fare contro il melasma

Gli interventi sono il peeling e le creme, e nessun intervento di tipo chirurgico. Le creme a cui si fa maggiormente ricorso sono a base di derivati di acido cogico, acido azelaico e glabridirina. Si tratta di sostanze in grado di bloccare la melanina, impedendole di colorare la pelle. Solitamente vengono applicate sulla parte interessata quotidianamente, al mattino e prima di dormire per circa due mesi. Se poi l’effetto non è dei migliori, è possibile ricorrere, in aggiunta a queste creme, a prodotti a base di acido glicolico e acido retinoico. Questi acidi contribuiscono a eliminare lo strato superficiale della pelle, favorendo l’azione schiarente delle creme.

La “prevenzione” del melasma

Più che di prevenzione si parla di limitazione del rischio di melasma, abituandosi a usare una crema solare iperprotettiva sia quando si prende il sole sia quando si esce semplicemente all’aria aperta nelle belle giornate. È consigliabile:

  • non esporsi alla luce del sole dalle 12 alle 16, evitando anche di stare sotto l’ombrellone durante queste ore;
  • usare creme con fattore protettivo 23-25, se non addirittura a schermo totale;
  • bagnarsi spesso.

Le efelidi

Non vanno confuse con le lentiggini: mentre queste ultime sono piccoli nei superficiali color bruno, che compaiono nell’infanzia e non subiscono alcuna modifica né di numero né di dimensioni o colore con l’esposizione al sole, le efelidi indicano una maggiore sensibilità al sole. Queste macchioline, sotto l’effetto dei raggi ultravioletti, mutano di dimensioni e si intensificano di numero. Sono, comunque, benigne e possono solo dare problemi a livello estetico a chi non piacciono. Le efelidi si sviluppano tra i 2 e i 5 anni, quando i bambini iniziano a esporsi per le prime volte al sole e segnalano l’incapacità da parte della pelle di proteggersi da sola dai raggi solari. Compaiono principalmente su naso, zigomi, fronte e décolleté e solitamente interessano le persone che hanno una pelle chiara, con i capelli rossi o biondi. In pratica, ne sono più soggette le persone con un fototipo basso, cioè più a rischio di scottature. Con l’esposizione solare, queste macchie diventano più grosse ed evidenti e, con il passare degli anni, possono aumentare visibilmente di numero a ogni nuova esposizione. D’inverno, al contrario, si attenuano, schiarendosi leggermente oppure scomparendo.

Le cause delle efelidi

Le efelidi nascono da un difetto dei melanosomi, i granuli che contengono la melanina. Invece di presentarsi a forma di punto (che conterrebbe meno melanina), hanno un aspetto allungato come piccoli bastoncelli: questa loro forma fa sì che contengano una maggiore quantità di pigmento, rispetto a quanto succede di norma.

Come cancellare le efelidi

Per cancellare queste macchie, si può ricorrere agli stessi metodi adottati per il cloasma oppure ad altre tecniche.

  • Diatermocoagulazione a radiofrequenza (Dcr). Si tratta di una cura che viene effettuata dal dermatologo tramite uno strumento elettrico, che emana microonde ad alta frequenza capaci di bruciare la cute, che in tal modo si stacca, portando via con sé la macchiolina.
  • Crioterapia. Per questa cura si ricorre all’azoto liquido, che viene applicato sulla pelle a temperature bassissime generando, così, un’ustione da freddo. Con la pelle bruciata si stacca anche la macchia scura. Dopo l’applicazione del freddo, infatti, si formano piccole bolle che, però, dopo solo una settimana,si rompono e cadono da sole. Tuttavia, possono restare antiestetiche macchioline bianche. Il trattamento è molto veloce e non ha bisogno di anestesia, ma non riesce a eliminare tutte le macchie contemporaneamente. Dedicando pochi minuti a ciascuna macchia, infatti, sono necessarie più sedute, a una distanza di 2 settimane l’una dall’altra.
  • Laser. Non è un trattamento doloroso e, in caso di persone particolarmente sensibili, si ricorre a una crema anestetica da spalmare sulla zona interessata, per rendere la seduta assolutamente indolore. Il laser è capace di distruggere solamente la melanina senza toccare il resto. Il pigmento distrutto viene poi riassorbito dalla cute. Dopo poco, e per altre due ore circa, la pelle trattata si “sbianca” e si gonfia. Poi, per una settimana resta una sottile crosticina, che successivamente cadrà senza lasciare alcuna traccia. Per ottenere risultati perfetti sono necessarie più sedute a scadenza mensile.

La “prevenzione” delle efelidi

Le efelidi non si possono prevenire, ma vanno “ascoltate”: sono spie importanti dell’organismo, che invita a limitare le esposizioni solari o, comunque, a farlo secondo i criteri di sicurezza.
Inoltre, ogni esposizione deve essere accompagnata dall’uso di creme solari altamente protettive, soprattutto dove ci sono le macchioline, per evitare che diventino più grosse.


Le macchie senili

Come dice il nome stesso, sono macchie che compaiono dopo una certa età. Sono note anche come lentigo senili o cheratosi e si presentano dai 40 anni in su sulle zone del corpo che sono state esposte più a lungo negli anni ai raggi ultravioletti, proprio perché il sole facilita l’invecchiamento della pelle di cui le lentigo sono una spia inconfondibile.

Come si manifestano le lentigo senili

Le macchie sono color ocra-marrone, irregolari, ora piccole ora grandi, che ricoprono le parti più esposte al sole: viso, mani, spalle, dorso e décolleté. Non scompaiono con il passare del tempo, perché il processo di invecchiamento della pelle è irreversibile.

Le cause delle lentigo senili

Con il passare degli anni, in alcuni punti della pelle i melanociti possono diventare più sensibili e produrre più facilmente melanina, che si accumula a isole, formando piccole macchie. Allo stesso tempo e nelle stesse zone la melanina stenta a essere riassorbita dai melanofagi. Per questo, resta concentrata per lunghissimi periodi. Anche l’epidermide contribuisce a peggiorare questa situazione, perché con il passare degli anni, rallenta il ricambio celluiare, così i cheratinociti aUmentano lo spessore della cute, contribuendo a rendere più evidenti le macchie senili. Con il trascorrere del tempo e con nuove tintarelle, le macchie si estendono, coprendo porzioni sempre più ampie di pelle. Le lentigo senili colpiscono in genere le persone con la carnagione chiara ma non è detto che non si presentino anche su chi ha un fototipo più resistente all’azione dei raggi solari. Si presentano, inoltre, soprattutto sulle persone che svolgono professioni che costringono a trascorrere molto tempo sotto il sole, per esempio muratori, pescatori, contadini, giardinieri.

Cosa fare contro le lentigo senili

Le macchie senili non possono essere eliminate con l’uso di farmaci ma, per lo meno, possono essere attenuate attraverso l’uso di cosmetici. Prima di tutto, però, è necessaria una visita dermatologica, per verificare che non si tratti di nei maligni, nel qual caso bisogna ricorrere all’asportazione chirurgica. In genere, per coprirle si ricorre a creme o prodotti appositi resistenti all’acqua, che contengono pigmenti di origine naturale, capaci di aderire all’epidermide, nascondendo le macchie almeno per qualche tempo lungo la giornata, svolgendo la stessa funzione dei “classici” fondotinta. Altrimenti, per eliminarle in maniera definitiva si può ricorrere alla crioterapia, alla diatermocoagulazione a radiofrequenza o al laser; in pratica, gli stessi interventi consigliati in caso di efelidi. Qualunque sia il metodo scelto, comunque, è una sola la regola da seguire rigorosamente: bisogna evitare di esporre la pelle al sole immediatamente dopo il trattamento, perché è molto delicata e non completamente intatta.

La “prevenzione” delle macchie senili

Le lentigo senili possono essere prevenute se si evitano lunghe e ripetute esposizioni al sole e, quando lo si fa, si ricorre sempre all’uso di creme protettive. Inoltre, è il caso di evitare bagni di sole nelle ore centrali della giornata, cioè dalle 12 alle 16, quando il sole è più forte. Tutto questo deve diventare una sana abitudine fin da giovani. Solo in questo modo, è possibile evitare il rischio di un precoce e rapido invecchiamento della pelle che, inoltre, è accompagnato dalla comparsa prematura di rughe.


Le macchie da ferite

Là dove c’era un graffio o una sbucciatura che ha traumatizzato la pelle, non appena ci si espone al sole compare una macchia.
La lesione può avere due conseguenze: chiazze scure o chiazze chiare. Queste ultime si chiamano ipomelanosi acquisite e compaiono sulla pelle nel punto in cui c’era una ferita che ha asportato la melanina dalla parte di cute interessata. Rientrano in questa “famiglia” anche le macchie che derivano dall’uso di particolari prodotti nella professione svolta: basta pensare alle mani dei parrucchieri, che spesso maneggiano tinture, o a quelle dei fotografi, che utilizzano acidi schiarenti per sviluppare i rullini. Le ipomelanosi acquisite non compaiono per azione dei raggi ultravioletti: sono, infatti, già vistosamente presenti prima di qualsiasi tintarella e possono solo risaltare ulteriormente. Per questo ci limiteremo a trattare le lesioni che hanno come conseguenza le chiazze scure.

Cosa fare contro le macchie solari da ferite

Non si interviene in alcun modo, anche perché le macchie sono destinate a scomparire da sole non appena la ferita sarà completamente cicatrizzata. Ovviamente i tempi sono lunghi e dipendono dal singolo organismo e dalla capacità di cicatrizzazione in tempi più o meno brevi. Il consiglio è quello di pazientare. È però possibile prevenirne la formazione. Per fare questo, quando ci si è procurati una ferita o una lesione, soprattutto se è abbastanza estesa, è meglio limitare l’esposizione al sole. In genere “bastano” 4 o 5 mesi per essere certi che la lesione si è cicatrizzata. Ma se non si ha la pazienza di aspettare per la tintarella, è consigliabile coprire la pelle che ha subito il trauma con un cerotto (solo se è poco estesa) o con creme a schermo alto. In questo modo, si evitano bollini più chiari sull’abbronzatura e si difendono anche le parti più estese.

Da non dimenticare l’azione degli autoabbronzanti. Queste creme hanno la proprietà di colorare la pelle non perché stimolano la melanina, ma per via dell’interazione tra il diidrossiacetone e le cellule superficiali dell’epidermide. La reazione chimica che avviene scurisce, infatti, la pelle per breve tempo e dura per pochi giorni. Queste creme, pur essendo create proprio per scurire la pelle, se non vengono applicate bene, la chiazzano. Infatti, dove si mette più crema c’è una maggiore quantità di diidrossiacetone e la pelle si scurisce di più. Per fortuna, le macchie scompaiono con il naturale ricambio della pelle, facilitato da qualche doccia in più.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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