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Chi è allergico al nichel può fare piercing e tatu...

Chi è allergico al nichel può fare piercing e tatuaggi?

Arrossamenti, bruciori, piccoli gonfiori, a volte difficili da spiegare. Sempre più spesso la pelle mostra il suo disagio con questi segnali. Le dermatiti, le irritazioni più o meno gravi localizzate al viso o al corpo, infatti, sono in costante aumento. Le cause si nascondono dietro le mode più attuali, come il piercing e i tatuaggi. Nemici ancora poco conosciuti, da cui bisogna imparare a difendersi per proteggere salute e bellezza. Scopriamo allora come far combaciare la voglia di fare un piercing o un tatuaggio con un’allergia al nichel.

Che cos’è’ la dermatite allergica

Le dermatiti sono una particolare forma di allergia che colpisce la cute e che si manifesta quando c’è un contatto con una sostanza (definita allergene). Nelle dermatiti allergiche l’irritazione della pelle, i rossori, il senso di bruciore sono la risposta del sistema immunitario, che regola le difese naturali del corpo, a quella che sente come un’aggressione.

La sensibilizzazione è graduale e tende a peggiorare con il passare del tempo. Inoltre gli arrossamenti e i gonfiori, quando il processo infiammatorio diventa più avanzato, si possono osservare non solo nel punto dove si è creata la dermatite ma anche a distanza perché le sostanze che provocano la reazione vengono trasportate dal sangue.

Perché i gioielli scatenano reazioni allergiche?

Sono sempre più di moda perché danno un tocco per al look. Eppure anche se carini da vedersi, originali e colorati, a volte i ciondoli  di bigiotteria possono rivelarsi pericolosi. Indossarli, infatti, può risultare irritante per la pelle, causare rossori, gonfiori, prurito e senso di calore, proprio come nel caso dei piercing. Sotto accusa, anche in questo caso, il nichel, metallo che normalmente rientra nella componente degli oggetti di bigiotteria ma anche il modo poco attento con cui i gioiellini vengono indossati.

Le reazioni ai gioielli (non in oro né in argento), infatti, sono in aumento fra le adolescenti e le giovani donne che spesso non se ne separano neanche di notte. Un’abitudine rischiosa perché il gioiello, a contatto della pelle, rilascia particelle metalliche. Frammenti invisibili, che vengono diluiti e veicolati dal sudore che ne aumenta anche l’azione nociva. Una sensibilizzazione che, poco avvertibile all’inizio, aumenta nel tempo. È importante, quindi, scegliere oggetti di bigiotteria realizzati in materiale anallergico, testato e sicuro, privi di nichel. Un’apposita etichetta o l’indicazione nella garanzia d’acquisto li contraddistinguono.

Piercing anallergici per evitare le allergie

Simbolo di trasgressione ma anche, più semplicemente, espressione del desiderio di essere trendy, i piercing sono oggi una delle cause più frequenti di dermatite. Anelli, barrette, cerchietti fissati all’ombelico, alle orecchie, sul naso ma anche sulle labbra, sulla lingua e perfino sui genitali, possono provocare i sintomi classici della dermatite: prurito e arrossamento in un primo tempo e, dopo, via via che la reazione peggiora, vescicole e sensazione di bruciore. Questi sintomi, già evidenti e sgradevolissimi da soli, a volte sono poi aggravati da piccole infezioni e lesioni, con formazione di cicatrici e macchie, che appaiono sulla pelle in corrispondenza del foro del piercing e che rendono la cute ancora più irritata.

Responsabili del disagio della pelle sono i metalli con cui sono realizzati i gioiellini, primo fra tutti il nichel. Infatti i piercing in cui vengono usati cerchietti, spilloni e anellini in oro o in argento o comunque in metalli ipoallergenici normalmente non causano irritazioni. Quelli realizzati in nichel o con leghe metalliche in cui questo materiale è presente possono, invece, facilmente scatenare dermatiti. A volte per avere conseguenze spiacevoli basta ancora meno: è sufficiente che sia in nichel l’ago con cui viene creato il buco nella pelle in cui viene inserito il piercing. Particelle del metallo, infatti, passano agevolmente attraverso questa piccola ferita. Prima di decidere di fare un piercing, quindi, è bene chiedere sempre le opportune garanzie all’operatore che lo pratica, oltre che sull’igiene anche sulla qualità degli oggetti da applicare e degli aghi impiegati che devono essere rigorosamente a prova di reazione allergica e “nichel free“, cioè senza nichel.

Anche i tatuaggi possono causare dermatiti allergiche?

Disegni sulla pelle, esotici, sexy , intriganti. Lanciata dalle dive della musica e dalle dive del grande e del piccolo schermo la moda dei tatuaggi ha davvero conquistato tutti. Anche la diffusione dei tatuaggi è, però, una delle cause delle “nuove” dermatiti, in aumento fra i giovani. Sotto accusa in particolare una sostanza, la parafenilendiammina, che serve a fissare il colore, molto discussa per il suo elevato rischio di tossicità. Nei colori utilizzati per i tatuaggi questo agente chimico è molto concentrato, proprio per consentire una buona resa del disegno. La parafenilendiammina è responsabile di arrossamenti diffusi, prurito, gonfiori sulla pelle vicino al tatuaggio, ma anche in altre zone del corpo.

Il pericolo esiste anche per i tatuaggi superficiali, i tatuaggi all’henné eseguiti, senza punture, semplicemente con un pennello sulla pelle. Il colore, infatti, penetra nei primi strati della pelle e viene gradualmente assorbito fin quando il disegno non viene rimosso del tutto.
La possibilità di dermatiti aumenta quando il tattoo si esegue con gli aghi e il colore è diffuso sotto la pelle. La reazione di tipo allergico può essere complicata dal formarsi di noduli sottocutanei, i granulomi. Ecco perché prima di farsi fare un tatuaggio, soprattutto se è indelebile, è bene verificare che nei colori non siano presenti sostanze pericolose, che possono lasciare “segni” assolutamente non desiderabili sulla pelle.

Come evitare una reazione allergica al nichel?

La prima precauzione sta nell’evitare ulteriori contatti con la sostanza responsabile della dermatite, evitando ad esempio di indossare oggetti di bigotteria che contengono nichel e facendosi togliere i piercing “sospetti”. Con un consiglio del dermatologo si possono poi usare creme a base di cortisone che se non risolvono le cause della dermatite ne attenuano i sintomi più fastidiosi. Se sono presenti anche piccoli tagli in associazione ai cortisonici si può ricorrere a pomate antibiotiche. Quando non è possibile evitare il contatto con le sostanze irritanti (per esempio perché per lavoro si è costretti a toccare oggetti in nichel) si possono poi provare le “creme barriera“, in vendita in farmacia, con azione isolante, indicate, in particolare, per proteggere le mani.

Come capire se hai un’allergia al nichel PRIMA di fare il piercing o il tatuaggio?

A volte può essere difficile capire quale sia con precisione la sostanza che ha causato la dermatite. Per questo motivo è utile sottoporsi al patch-test (test del cerotto), chiamato anche test epicutaneo, perché viene eseguito sulla superficie della pelle. Si tratta di un esame molto semplice, che può essere richiesto presso gli ambulatori e i dipartimenti di dermatologia e allergologia degli ospedali. Si applicano sulla schiena del paziente una serie di cerotti che contengono quantità minime delle sostanze che più facilmente causano allergie. Dopo 36-48 ore i cerotti vengono rimossi e il medico osserva la reazione della cute. Se la pelle appare irritata, quello con cui è venuto a contatto è un agente allergizzante, una sostanza, quindi, a cui la cute risulta particolarmente sensibile o intollerante.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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