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Pelle secca e brufoli: le conseguenze della disidratazione cutanea

Quando si parla di secchezza cutanea si spazia da un discorso puramente estetico a situazioni patologiche, ma è sempre un problema di disidratazione. Come sorge il problema? E come si lega il problema della pecca secca ai brufoli? Affrontiamo il tema in questo articolo.

Quali sono le caratteristiche della pelle e perché si secca?

Per capire a fondo i danni che può compiere la disidratazione, è necessario conoscere meglio la pelle. Le cellule epidermiche sono unite, soprattutto nello strato più superficiale (corneo), quello che vediamo e tocchiamo, da alcune sostanze cementanti, cioè i lipidi e i fosfolipidi. Si tratta di sostanze importantissime, perché agiscono come lo stucco che mantiene unite le mattonelle di un pavimento, cioè creano quel piano uniforme e compatto che è lo strato corneo superficiale. Ed è proprio grazie a queste sostanze, tra l’altro rappresentate in buona parte dai ben noti ceramidi, che le cellule rimangono compatte, unite l’una all’altra.

Ciò garantisce una buona elasticità della cute, consentendole di stirarsi e di adattarsi ai movimenti del corpo senza “rompersi” o screpolarsi. Questa compattezza, inoltre, rende la pelle impermeabile sia dall’esterno verso l’interno e, soprattutto, dall’interno verso l’esterno. In pratica, la cute si comporta come un tessuto goretex che fa respirare, ma che è in grado di trattenere l’acqua. Un meccanismo fondamentale, perché i tessuti del nostro corpo devono mantenersi cos­tantemente idratati, cioè devono avere la giusta quantità di acqua perché tutto funzioni al meglio. Quando è provvista di una buona quantità di acqua, la pelle appare soffice, elastica, turgida.

Perché quando si invecchia la pelle diventa secca più facilmente?

La pelle dei bambini è ricchissima di acqua e, infatti, è bella. Tuttavia man mano che si va avanti con gli anni, le cellule epidermiche inevitabilmente diventano come un tessuto goretex sforacchiato, perché diminuiscono i legami tra una cellula e l’altra, cala drasticamente e drammaticamente la quantità di ceramidi e si creano, quindi, tante piccole falle, cioè dei punti di passaggio da cui fuoriescono i liquidi della cute.

In pratica l’acqua interna della pelle evapora con più facilità e si va incontro a quella che viene definita disidratazione cutanea, non solo super­ficiale, ma soprattutto profonda. La pelle di un adulto è, infatti, più povera di acqua e appare meno tonica, meno elastica e, di conseguenza, meno turgida. Ecco perché disidratarsi significa invecchiare. Prendiamo l’esempio di una mela: con il passare delle settimane si disidrata, si asciuga, la buccia continua a perdere acqua senza che riceverne, così si raggrinzisce, avvizzisce. Esistono, poi, situazioni per cui le sostanze che cementano le cellule epi­dermiche diminuiscono per quantità e qualità, a scapito della compattezza e dell’impermeabilità della pelle

Esiste una predisposizione genetica alla pelle secca?

Ci possono essere cause congenite, genetiche, ovvero c’è chi nasce già predisposto ad avere la pelle secca. Ci può essere anche una certa familiarità: genitori con secchezza cutanea più facilmente avranno figli con lo stesso problema. E poi c’è l’ambiente, un fat­tore fondamentale. Al di là della genetica, dunque, conta l’ambiente in cui si vive e le proprie abitudini di vita

Fra le abitudini sbagliate c’è quella di lavarsi molto spesso con saponi poco adatti. Un lavaggio troppo frequente con detergenti super sgrassanti, infatti, elimina quelle sostanze cementanti da cui dipende la compattezza delle cellule epidermiche. Curiosamente anche detergersi con l’acqua troppo calda è nocivo, perché il caldo scioglie meglio i grassi. I saponi giusti sono quelli che contengono pochi tensioattivi, dall’azione eccessivamente sgrassante: sono i responsabili della schiuma, associata nell’immaginario collettivo all’idea di buona pulizia, in realtà un errore. La detersione, invece, deve essere molto delicata, deve rispettare il film idroli­pidico, non deve disidratare la pelle né essere troppo schiumogena.

Fra i fattori ambientali, invece, il freddo è il principale responsabile di disidratazione cutane, perché indurisce il sebo. Se i grassi vengono induriti, è più facile che si creino delle micro-fissurazioni, perché la pelle perde acqua ed elas­ticità. Anche il vento secca, perché richiama acqua dalla pelle, disidratandola. E poi bisogna vedere il tipo di acqua utilizzata per lavarsi. Se è molto dura e calcarea può interferire con certi saponi e renderli irritanti. Quando una pelle si disidrata comincia a perdere compattezza. Immaginiamo di nuovo un pavimento: se è sconnesso, si creano una miriade di spazi tra una mattonella e l’altra attraverso i quali può passare di tutto.

Pelle secca e allergie: perché vanno quasi sempre di pari passo?

Le infezioni batteriche o virali e le micosi sono molto comuni in chi soffre di disidratazione cutanea, perché i germi riescono più facilmente a penetrare in profondità nel derma e a proliferare, scatenando il processo infettivo. Ma queste porte della pelle si aprono anche per gli allergeni. Di conseguenza è più facile che i tessuti vengano a contatto con sostanze allergizzanti, che vanno dal nichel alle tanto discusse polveri sottili. Le polveri sottili sono materiale combusto di idrocarburi, in pratica quello che esce dai tubi di scarico delle automobili. Quando si alza la quantità e la concentrazione di polveri sottili, il problema non è solo respiratorio, ma può riguardare anche la pelle.

Queste polveri, infatti, si appiccicano sulla cute: se questa è secca, è anche disseminata di tante micro-fissurazioni attraverso cui le polveri penetrano, scatenando fenomeni di ipersensibilità o vere e proprie reazioni allergiche. Intendiamoci: non esiste una dermatite da contatto allergica da polveri sottili, che significherebbe non poter più vivere in città! Ma se questi inquinanti penetrano in profondità nella pelle impegnano il sistema immuni­tario, cioè lo costringono a sostenere un superlavoro e ciò può indebolire l’organismo. Se il sistema immunitario è distratto perché deve difendersi dall’invasione delle polveri sottili, infatti, non è attivo altrove e ci si ammala più facilmente di altri disturbi. Insomma, se la pelle viene a contatto con una certa sostanza e sta bene non succede nulla, ma se il sistema immunitario è già iperattivo quella stessa sostanza può scatenare una reazione allergica. Detto altrimenti, una pelle secca è iper-reat­tiva e questa situazione la predispone più facilmente alla DIC e alla DAC. Ma nelle grandi città lo scenario è ancora più inquietante.

Pelle secca e sensibile: a quali rischi va incontro nelle metropoli?

Vivere nelle grandi città inquinate crea una situazione più facile all’insorgenza di malattie in generale, visto che il sistema immunitario, lo ripeto, si trova a dover combattere continuamente contro gli agenti nocivi che bombardano l’organismo e che, alla lunga, lo fanno ammalare. Possono aumentare le malattie respiratorie, le infezioni virali e batteriche e così via, Pensiamo all’herpes, un virus che, una volta entrato nell’organismo, vi resta silenzioso fino a quando viene tenuto sotto controllo dal sistema immunitario. Ma se per qualche motivo quest’ultimo è costretto a sostenere un superlavoro, allenta la guardia nei confronti dell’herpes, che trova terreno libero per infettare l’organismo.

Come difendere la pelle secca e sensibile dalle polveri sottili

Oltre alla buona regola di lavarsi né troppo né troppo poco, mattino e sera, occorre usare detergenti non aggressivi, che rispettino la fisiologia cutanea. Asciugare sempre bene la pelle, con cura e delicatamente, senza sfregare. Ma dopo la detersione, spesso la pelle tira ed è, dunque, indispensabile applicare creme idratanti che ristabiliscano rapidamente quel film idrolipidico che funge da barriera efficace verso l’interno e dall’interno. La crema scelta deve essere come un abito su misura, cioè deve dare una sensazione di benessere, che si protragga il tempo sufficiente perché la propria pelle ricostruisca un buon film idrolipidico e non ricompaia la sensazione di secchezza cutanea.

Quando applicare la crema sulla pelle secca?

La crema va messa dopo aver lavato la pelle, quindi in genere alla mattina e alla sera. L’idratazione è importantissima per mantenere giovane la pelle, ma è sbagliato il concetto di “crema da notte” adesso di moda. La sera, dopo aver lavato il viso, si tende a mettere una crema molto grassa e ricca, secondo la convinzione errata che durante la notte la pelle abbia bisogno di sostanze per riparare i danni che ha subito durante il giorno. È un luogo comune. La pelle ripara i danni mentre questi si compiono, non a ore di di­stanza!

Non si è mai visto un taglio che continua a sanguinare tutto il giorno, aspettando la notte per ripararsi, cicatrizzarsi! Durante la notte, dunque, la pelle non ripara affatto i danni, ma ha bisogno di riposarsi come tutto il resto dell’organismo. Quindi così come è impensabile fare una grande abbuffata e andare a letto, allo stesso modo non bisogna ipernutrire la pelle prima di coricarsi, altrimenti continuerà a lavorare. Alla sera è molto meglio utilizzare creme idratanti semplici, solo per togliere la sensazione di secchezza. Punto e basta. Semmai le creme ricche andrebbero applicate al mattino, perché è durante il giorno che la pelle ha bisogno di un aiuto per affrontare il bom­bardamento di vento, freddo, luce e polveri sottili.

Pelle secca, pelle sensibile e brufoli sono correlati?

La prima domanda di una ragazzina che si guarda allo specchio e vede il suo volto coperto di pustole non può che essere una: perché? L’acne è causata soprattutto da un’eccessiva sensibilità dei recettori presenti sulle ghiandole sebacee verso gli ormoni androgeni, cioè maschili (presenti in quantità minime anche nelle donne). Questa è una cosa un po’ nuova, perché si parla sempre di squilibri ormonali, quando in realtà nella maggior parte dei casi l’acne non dipende da un eccesso di ormoni. Tant’è che in molti casi, i dosaggi ormonali delle ragazze che soffrono di acne sono del tutto nella norma.

In altrettanti casi la pillola contraccettiva, prescritta in funzione anti-androgena, non ha alcun effetto positivo. E ancora non sempre le policistosi ovariche sono associate all’acne. E allora? La causa forse più interessante è l’eccessiva sensibilità delle ghiandole del sebo nei confronti degli ormoni androgeni. Ciò significa che quando questi ormoni raggiungono le ghiandole sebacee, ne stimolano i recettori e le spingono a produrre sebo. In alcuni ragazzi, questi recettori possono diventare estremamente sensibili e si attivano anche per piccole quantità ormonali.

Questa situazione di iperproduzione di sebo fa si prima di tutto che la ghiandola si ingrossi, ed ecco che si forma quella granulosità tipica di chi ha la pelle grassa che tende all’acne. In secondo luogo, in alcune ghiandole restano intrappolati batteri o germi che le infettano, dando vita ai foruncoli o ai brufoli. E quando c’è una policistosi ovarica? In tal caso è più facile che vi siano sbalzi ormonali, quindi se c’è una predisposizione (ghiandole più sensibili), la policistosi diventa la goccia che fa traboccare il vaso. Ma la cosa curiosa è che l’acne colpisce certe fasce d’età e certi adulti che soffrono di forti tensioni emotive. L’adolescenza è un’età drammatica, impegnativa. E quando c’è una situazione di stress emotivo, gli ormoni androgeni aumentano.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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