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Come affrontare il primo sole di primavera

Come affrontare il primo sole di primavera

Maggio: tempo di gite fuori porta, di weekend al mare, di giornate tiepide che fanno dimenticare i rigori dell’inverno. La voglia di stendersi sotto i primi raggi per cancellare il pallore dei mesi freddi è tanta. Ma come bisogna comportarsi per garantirsi tutti i benefici del sole senza danni? Ecco cosa consiglia Antonino Di Pietro, specialista in dermatologia e dermatologia plastica a Milano.

Esporsi al sole per gradi

I principali rischi delle prime esposizioni al sole sono l’eritema e le scottature, ma anche la disidratazione e l’invecchiamento precoce della pelle. I suggerimenti per le gite al mare e sul lago? Prudenza e gradualità: il desiderio di calore e colore non deve spingerci a correre rischi. La nostra pelle ha bisogno di qualche giorno di tempo per attivare i suoi meccanismi di protezione e non è quindi in grado di difendersi dai danni prodotti da parecchie ore di sole concentrate in un weekend.

No ai raggi a picco

Quando ci si espone all’improvviso, la prima reazione della pelle è l’eritema, un’infiammazione locale che dura qualche giorno e peggiora se si continua a stare al sole. Per evitarlo, è bene esporsi ai raggi a piccole dosi, evitare le ore centrali della giornata, quando il sole è a picco, e usare una crema ad alto fattore di protezione (per esempio 20) che schermi dai raggi Uva, anch’essi responsabili dell’eritema.

Idratarsi continuamente

Il vento primaverile e la notevole escursione termica tra il giorno e la notte sono la causa della disidratazione della pelle, che appare opaca e sciupata perché l’acqua contenuta negli strati superficiali della cute evapora più facilmente e le cellule cornee si sfaldano. Il consiglio è bere molto e utilizzare creme a base di fosfolipidi e di ceramidi, sostanze in grado di ricompattare lo strato corneo: una pelle disidratata è più vulnerabile all’eritema e tende anche a tollerare meglio il maquillage.

Attenzione con gli autoabbronzanti

Infine, un avvertimento a chi sceglie di usare un autoabbronzante per nascondere il pallore invernale. Si tratta di prodotti validi e sicuri, tanto che negli Stati Uniti, dove la fobia del sole è portata agli estremi, sono il tipo di cosmetico più venduto. Attenzione, però: essere più scure grazie all’autoabbronzante non vuol dire essere più protette dal sole. La colorazione dovuta a queste creme è di tipo chimico e non ha nulla a che vedere con la melanina, pigmento prodotto da alcune cellule specializzate della pelle che hanno la proprietà di respingere e trattenere i raggi ultravioletti agendo come un vero e proprio filtro. L’autoabbronzante dona un colore puramente estetico che non è in grado di frenare o assorbire raggi.

Basta stendere un autoabbronzante e in breve tempo la pelle acquista un bel colore caldo e dorato. Com’è possibile? Il merito va tutto al principio attivo contenuto in questo tipo di prodotti, il diidrossiacetone, una sostanza in sintesi che si lega alla cheratina presente negli strati più superficiali della nostra pelle. Il risultato è una reazione chimica in grado di scurire la cute per qualche giorno. Attenzione però: la reazione coinvolge solo gli strati esterni della pelle. Ecco perché, con il normale ricambio delle cellule, nel giro di una settimana il colore ritorna come prima. C’è poi un altro fattore da tener presente: per il loro particolare meccanismo d’azione, gli autoabbronzanti vanno applicati con molta cura. Bisogna distribuire il prodotto in modo omogeneo, cercando di mantenere una pressione regolare delle dita, altrimenti la reazione colorante avviene solo su alcune zone di pelle oppure raggiunge strati diversamente profondi. Il risultato? Un’abbronzatura a strisce e un graduale schiarimento a macchie. Per evitare un effetto maschera, un accorgimento utile è quello di stendere la crema fino all’attaccatura dei capelli.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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