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Batteri buoni contro le allergie della pelle

Batteri buoni contro le allergie della pelle

Le allergie a carico della pelle sono uno dei disagi più fastidiosi che si possano immaginare. Ne va del benessere psicologico dell’individuo che ne soffre, costretto a fronteggiare arrossamenti e bolle a colpi di cortisonici.

Un inferno, perché evitare il contatto della pelle con gli allergeni è molto, molto complicato, dato che continuamente le nostre mani vengono a contatto con oggetti di varia origine e composizione. Per frenare questa deriva allergenica della nostra società (infatti è sotto accusa il nostro modo di vivere che secondo l’opinione prevalente, sensibilizza le persone nei confronti delle sostanze verso cui si sviluppa l’allergia) gli scienziati tedeschi che lavorano presso l’Università di Berlino, in Germania, stanno provando una via differente: la somministrazione di batteri buoni che hanno una capacità immunomodulante, cioè regolatrice dell’aggressività del sistema immunitario, responsabile delle allergie.

Ho letto con piacere, allora, i buoni risultati che stanno ottenendo i ricercatori tedeschi, che sperimentano su topi geneticamente modificati al fine di essere resi allergici, una integrazione alimentare a base di EcN. Questa sigla sta per Escherichia coli Nissle 1917 – ma anche se avete letto “Escherichia coli” vi invito a non confonderla con il batterio killer di cui si è molto parlato nelle scorse settimane: come in ogni famiglia (nel caso, quella della Escherichia coli) ci sono gli individui buoni e quelli cattivi.

Nel caso dell’EcN siamo di fronte ad una variante benefica del batterio, che è a tutti gli effetti considerato un probiotico, cioè una sostanza che aiuta a vivere meglio. Nella sperimentazione l’integrazione di EcN protegge i topolini dalle reazioni allergiche anche se entrano in contatto con le sostanze in grado di scatenare loro l’allergia per cui sono stati predisposti. Ed è solo con questa integrazione, che non sviluppano manifestazioni allergiche.

Vale anche per l’uomo? Troppo presto per dirlo, ma tengo comunque sotto controllo l’evoluzione dello studio perché se le prove sull’uomo daranno gli stessi risultati ottenuti con il modello animale, potrebbe davvero essere una svolta importante per la prevenzione di questo disagio, tanto fastidioso quanto diffuso.

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