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Aceto. scopri le sue mille virtù

La storia dell’aceto è vecchia quasi quanto il mondo: se ne parla addirittura nella Bibbia. Lo usavano gli egiziani, i greci, i romani, non solo come condimento. Nel Medioevo, per esempio, era utilizzato di frequente come disinfettante. E a maggior ragione nel Seicento, quando le epidemie si abbattevano sull’intera Europa. Un secolo dopo si usava sempre come disinfettante, ma questa volta per le monete.

Ma che cos’e in realtà l’aceto: un semplice concentrato di sapore o un vero e proprio alimento? La risposta non è semplice perché sono molti i tipi di aceto in commercio. La fermentazione acetica, infatti, si ottiene partendo da bevande alcoliche diverse (vino, sidro, birra) oppure da alimenti come uva, cereali o mele. In Italia si usa soprattutto l’aceto di vino, anche se i consumatori apprezzano sempre più nuove varianti dal gusto dolce e aromatico.

 

Deve contenere il 6 per cento di acido acetico

L’aceto è il prodotto di una fermentazione batterica (la colonia di batteri, acetobacter, quando raggiunge una certa dimensione viene chiamata “madre” perché è in grado di produrre altro aceto) e contiene vitamine, aminoacidi, enzimi. La trasformazione prende il via non appena

l’alcol contenuto nel vino, a contatto con l’ossigeno dell’aria, vira in acido acetico.

Secondo la legge italiana, deve presentare un’acidità totale, espressa in acido acetico, non inferiore a 6 grammi per 100 ml, mentre la quantità di alcol non deve essere superiore all’1,5 per cento. E’ inoltre vietata l’aggiunta di acido acetico di sintesi (di origine chimica), di altri acidi e di sostanze coloranti. Solo in quelli aromatici (famoso è quello di Modena) si possono utilizzare erbe, spezie e frutti selvatici.

La frode alimentare più comune? Aggiungere all’aceto acido acetico di sintesi. Proprio per questa ragione, è bene non comprare il condimento sfuso, all’ingrosso o confezionato in bottiglie non sigillate, in cui non sia presente il nome e l’indirizzo della ditta produttrice. Legislazione a parte, il segreto per ottenere un prodotto dalle buone caratteristiche è quello di partire sempre da vini di ottima qualità, a bassa gradazione alcolica.

 

Per la tua bellezza

Aggiunto all’ultimo risciacquo dona luminosità ai capelli sfibrati. Applicato sul viso agisce come un peeling naturale che restituisce vitalità e luminosità alla pelle.

 

Utile per risciacquare i capelli dopo lo shampoo (li rende più brillanti e aiuta a prevenire la forfora), l’aceto è ottimo anche per esfoliare e tonificare la pelle. Scopri tutti i segreti di bellezza dell’aceto. Svelati dal dottor Antonino Di Pietro, specialista in dermatologia.

 

E’ vero che l’acido acetico ha un effetto esfoliante?

Si. In pratica ha un’azione simile a quella dell’acido glicolico. Perché contiene alfaidrossiacidi, acidi idrossilici in grado di sciogliere la cheratina che si trova sugli strati superficiali della pelle e di favorire quindi l’eliminazione delle cellule morte superficiali. Di ridonare quindi elasticità, e morbidezza alla pelle danneggiata da prolungate esposizioni solari.

Le donne francesi alla fine del secolo scorso scioglievano 6 o 7 gocce di aceto in un paio di tazze d’acqua e poi applicavano questa soluzione sul viso per una decina di minuti: una ricetta perfetta per mantenere la pelle diafana. La ragione? L’aceto svolge un’azione esfoliante che rinnova la parte superficiale della pelle, per farla ricrescere senza imperfezioni. Questo processo (che avviene normalmente ogni 28 giorni, al di sotto dei trent’anni) con il passare del tempo va stimolato. Dopo i 28-30 anni, infatti, le cellule della pelle si riproducono più lentamente, la pelle perde elasticità, ed ecco che compaiono le rughe.

 

Ma con il peeling all’acido acetico si pulisce anche la pelle?

Si, perché si eliminano le cellule morte, e si riattiva la produzione di fibre elastiche. Conseguenza: le rughe si attenuano, i pori della pelle riducono la dilatazione. L’acido acetico consente inoltre di “sfumare” le macchie, che compaiono sul viso dopo il parto oppure con la pillola anticoncezionale, e le macchie brune provocate da infiammazioni cutanee. Non solo. Talvolta l’acido acetico riesce persino a correggere cicatrici, acne e rughe profonde.

 

Come posso applicare questi preziosi benefici a casa?

E’ molto facile: basta emulsionare 7 o 8 gocce di aceto in mezzo bicchierino di olio di mandorle dolci. Il composto, così diluito, è meno aggressivo e svolge un’interessante azione nutritiva sulla pelle. I risultati dell’applicazione (che va fatta alla sera, un paio di volte alla settimana per un mese) non sono però definitivi. Ma sono facilmente rinnovabili con la ripetizione del trattamento che non presenta particolari controindicazioni.

 

Il momento adatto per questo peeling?

Non c’è una stagione più indicata. L’estate comunque è perfetta perché lo strato cutaneo superficiale è maggiormente esposto al sole e alle alterazioni che la luce provoca sulla pelle. Un peeling soft all’acido acetico purifica, svolge un’azione protettiva sulle cellule e ha una spiccata azione antiossidante.

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