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CHE PRURITO !

 

Malattia

Di che cosa si tratta

Le cause

Come si manifesta

Le cure

Allergia da contatto

Le persone predisposte possono sviluppare un’allergia nei confronti di una o più sostanze, verso le quali si è verificata una sensibilizzazione.

Sono provocate soprattutto da metalli (come nichel, cromo e cobalto), cosmetici, detersivi, piante, protesi ortopediche e odontoiatriche e da alcune componenti della gomma (lattice).

Arrossamento, gonfiori, piccole vescicole, desquamazione della pelle, all’inizio localizzati nella zona di contatto con la sostanza responsabile dell’allergia, poi anche in altre parti del corpo

È fondamentale “allontanare” la sostanza incriminata, per esempio togliendo il bracciale che ha provocato l’allergia. Applicare creme a base di cortisone (per ridurre il prurito e l’infiammazione) e di ossido di zinco (per ammorbidire la pelle). In caso di infezione, ricorrere agli antibiotici.

Orticaria

Le manifestazioni cutanee, localizzate o diffuse, sono simili a quelle che compaiono sulla pelle quando si viene punti dall’ortica: chiazze rossastre e rotondeggianti.

Reazione allergica dovuta al consumo di determinati cibi o all’uso di certi farmaci nei confronti dei quali l’organismo attiva un particolare tipo di anticorpo, le immunoglobuline E. Queste liberano istamina, sostanza che, raggiunte le terminazioni nervose della pelle, provoca le manifestazioni allergiche.

Prurito intenso, presenza di pomfi (rigonfiamenti di alcuni millimetri sulla parte superficiale della pelle), edema (accumulo di liquido nella parte profonda della pelle).

È fondamentale eliminare le cause che hanno scatenato il disturbo: abolizione dalla dieta dei cibi incriminati, sostituzione dei farmaci sospetti con altri ritenuti non pericolosi. Utilizzare pomate antistaminiche e, nei casi più seri,  prendere cortisone per bocca o in spray (sempre su indicazione del medico).

Dermatite seborroica

Disturbo molto frequente che compare dopo la pubertà, quando le ghiandole che producono il grasso della pelle cominciano a funzionare eccessivamente o in maniera non corretta.

Fattori genetici, stress fisici prolungati, modificazioni del clima possono facilitare la comparsa del problema, nonché la presenza di un fungo, il Pityrosporum ovalis, che interferisce con la produzione del grasso cutaneo.

Chiazze rosse su cui si formano piccole squame più o meno untuose in base, al tipo di pelle (grassa o secca), accompagnate da prurito insistente e fastidioso. Il disturbo si presenta soprattutto sul cuoio capelluto (in questo caso, si parla di forfora) e sul viso (piega di naso e bocca), più raramente su  orecchie, sopracciglia, palpebre, fronte e attaccatura dei capelli.

Applicare pomate, lozioni o shampoo allo zinco, al selenio, al catrame o, nei casi più seri, a base di cortisone. Efficace anche una cura con zinco solfato, che interviene sulla regolazione della secrezione acida del grasso cutaneo.

Herpes labiale

Malattia dovuta alla riattivazione dell’Herpes simplex di tipo 1 (Hsv1), un virus con cui si ha il primo contatto durante l’infanzia. Questa prima infezione può passare del tutto inosservata, in quanto il contatto con questo virus, in genere, non determina alcun sintomo.

Riattivazione dell’attività del virus dell’Herpes Simplex di tipo 1 che provoca la comparsa del disturbo in seguito a un’eccessiva esposizione ai raggi solari; all’arrivo delle mestruazioni; a un periodo di stress a malattie febbrili, a piccoli traumi sul labbro.

Inizialmente, dà prurito, bruciore e arrossamento localizzati al labbro, poi compaiono le vescicole riunite a grappolo e colme di liquido infetto. Dopo una settimana, le vescicole si rompono e al loro posto si formano piccole croste che cadono da sole, senza lasciare traccia.

Non esiste una cura per debellare il virus, perché non viene mai eliminato dall’organismo. Per tale motivo, il disturbo può presentarsi più volte durante la vita. I sintomi guariscono da soli, anche se le pomate antivirali (a base di aciclovir) possono ridurre il decorso della malattia, purchè applicate 6-12 ore dalla comparsa dei primi sintomi. Invece, sono inutili se la cura comincia uno o due giorni dopo la comparsa delle vescicole.

Pediculosi

Disturbo causato da pidocchi, parassiti “vampiri” che vivono nutrendosi di sangue.

Esistono tre tipi di pidocchi che possono contagiare l’uomo: quelli del capo (i più frequenti, specialmente nei bambini), quelli del corpo e quelli del pube. Il contagio avviene per lo più per trasmissione diretta, più raro quello per contatto indiretto (scambio di spazzole, pettini, cappelli, foulard eccetera).

Alla radice dei capelli si possono vedere le uova dei pidocchi (minuscoli puntini bianchi ben attaccati ai capelli), in particolare dietro le orecchie e la nuca. Presenza di vistose irritazioni della pelle, e, a volte, di piccole pustole infette dovute al grattamento.

Lavare i capelli con shampoo, lozioni, creme, mousse o spray a base di malathion o di piretroidi. Ripetere l’applicazione una seconda volta dopo una settimana, per eliminare anche i pidocchi nati dalle uova rimaste. Passare un pettine a denti molto fini tra i capelli per rimuovere le uova. Lavare con acqua bollente indumenti, spazzole e asciugamani.

Ossiuriosi

È una malattia frequente nei bimbi, dovuta a vermi della famiglia degli elminti. Anche se non è una malattia della pelle, causa un prurito intenso nella zona intorno all’ano.

Il contagio avviene ingerendo le uova del verme. Dopo essersi dischiuse nell’intestino, danno origine al verme adulto, la cui femmina depone le uova a livello dell’ano causa del prurito.

Dopo circa un mese dall’ingestione delle uova, prurito intenso all’ano e alla vulva. Applicando un pezzo di nastro adesivo sull’ano e osservandolo al microscopio, è possibile vedere la presenza di eventuali uova attaccate al nastro adesivo

Unica somministrazione di mebendazolo, pirantel pomoato o albendazolo, da ripetere due settimane dopo, sottoponendo alla cura anche i familiari. Spazzolare bene sotto le unghie, per evitare il passaggio delle uova alla bocca attraverso le mani.

Scabbia

Malattia contagiosa della pelle causata da un minuscolo acaro simile a un ragnetto, il Sarcoptes scabiei.

Questi acari sopravvivono solo a contatto con l’uomo e si trasmettono attraverso contatti diretti e prolungati, come rapporti sessuali, oppure condivisione di biancheria, di asciugamani o dello stesso letto

A una temperatura di 20-25 gradi, le femmine scavano cunicoli nello strato più superficiale, in cui depositano le uova. Dopo circa tre settimane, comparsa di prurito più intenso durante la notte, localizzato dapprima solo alla zona infetta, poi a tutto il corpo, escluso il viso. In seguito, presenza di vescichette piene di liquido.

Dopo una doccia, applicare su tutto il corpo un’emulsione a base di benzoato di benzile (nei piccoli e nelle donne incinte è indicata la permetrina), da ripetere a distanza di 12-24 ore. La cura va fatta per 5 giorni consecutivi, e poi, dopo una settimana di pausa, ripetuta per altri tre giorni, in modo da uccidere le eventuali uova ancora presenti.

 

A VOLTE DIPENDE DALL’ETÀ’

Succede spesso agli ultrasettantenni.

Il prurito può essere dovuto al fatto che il film idrolipidico non protegge  a sufficienza la pelle dall’aggressione degli agenti esterni: così la cute è più sensibile alle stimolazioni.

Inoltre, il prurito può dipendere anche da una cattiva circolazione del sangue, che non fornisce alla pelle tutte quelle sostanze nutritive necessarie al suo benessere: così l’epidermide diventa sottile, poco elastica e, quindi, più indifesa.

 

NON GRATTARSI

Anche se può dare sollievo, non bisogna grattarsi, altrimenti c’è il rischio che compaiano altre complicanze, come le infezioni (più o meno serie), conseguenza delle lesioni da grattamento.

Inoltre, la tregua dal prurito è solo temporanea, perché grattarsi stimola particolari cellule a produrre  istamina, responsabile della  fastidiosa sensazione, facendo così peggiorare il disturbo.

 

di Cesare Betti

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