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Idrochinone: effetti collaterali e alternative

Idrochinone: effetti collaterali e alternative

Fra le problematiche spesso vengono sottoposte al farmacista, c’è l’esigenza di contrastare il fenomeno dell’iperpigmentazione cutanea, le cosiddette “macchie scure della pelle”.  Le cause di questo fenomeno sono principalmente due: l’esposizione solare e il passare del tempo. Per schiarire le macchie si possono usare sostanze che contengono vari principi attivi che aiutano la cute a riassorbire la quantità eccessiva di melanina. Fra gli attivi più potenti per questo inestetismo c’è l’idrochinone, sul quale tuttavia sono sorte molte perplessità poiché la sua efficacia è legata a una percentuale elevata di impiego (circa il 4%) che crea poi delle tossicità e quindi resta, al momento, sconsigliato. Vediamo nello specifico quali sono gli effetti collaterali dell’idrochinone e se esistono alternative efficaci per attenuare le macchie della pelle.

L’utilizzo dell’idrochinone è vietato?

L’idrochinone viene utilizzato fin dagli anni ’80 sia nelle creme schiarenti che autoabbronzanti. Già prima del Nuovo Regolamento Cosmetici, la vecchia direttiva CE 76/768 lo poneva in allegato III (sostanze regolamentate) restringendo il suo utilizzo all’uso professionale per unghie e capelli e vietandone dal 2000 l’uso come agente schiarente. Con l’introduzione del Nuovo Regolamento Cosmetici e successive modifiche in vigore dal 11 luglio 2013 (Reg. CE 1223/09), l’idrochinone ha una posizione articolata nel quadro regolatorio poiché è apparso in due allegati in tempi diversi e precisamente:

  • Dapprima (Testo Base del Reg. 1223/09, allegato III – sostanze regolamentate) con la specifica di utilizzo come “colorante ossidante in tinture per capelli” alla concentrazione massima dello 0.3% e con la raccomandazione di non usare per ciglia e sopracciglia;
  • In seguito (Aggiornamento Reg. 344/2013, allegato II – sostanze vietate) con la specifica dicitura “ad eccezione del numero d’ordine 14 dell’allegato III”; la voce n°14 dell’allegato III, tuttavia, è stata con lo stesso decreto modificata con la specifica di utilizzo per “sistemi di unghie artificiali” e non più come “colorante ossidante in tinture per capelli”, e per giunta alla concentrazione dello 0.02%, largamente inferiore a quella precedentemente consentita.

Riassumendo, dunque, l’intenzione del legislatore è quella di una progressiva esclusione della presenza dell’idrochinone nei prodotti cosmetici di libera vendita e nel restringimento del suo utilizzo solo per l’uso professionale, laddove però non ci sia contatto diretto con l’epidermide. Il suddetto quadro regolatorio riguarda solo l’uso nei prodotti cosmetici messi in commercio. Il suo utilizzo sulla pelle è perciò consentito solo se viene prescritto dal dermatologo sotto forma di preparazione galenica fatta fare dal farmacista. In questo caso la percentuale non dovrebbe superare il 4 % per evitare il più possibile effetti collaterali.

Quali alternative esistono all’idrochinone usato come crema schiarente?

Altri attivi impiegati per proteggere la pelle dalle macchie solari sono la vitamina C o anche l’arbutina, una sostanza naturale ottenuta per estrazione dall’Uva ursina, simile all’idrochinone ma meno irritante e sensibilizzante. Fra i cosiddetti depigmentanti l’industria cosmetica annovera anche sostanze ad effetto levigante (come gli alfaidrossiacidi e i retinoidi) che favoriscono il ricambio cellulare mentre fra gli schiarenti ci sono anche l’acido cogico usato a concentrazioni fra e il 3 per cento, l’acido azelaico, prodotto in natura da un lievito responsabile della Pytiriasis Versicolor o anche una combinazione di acido lipoico, sorbico, glucosammina, glutatione. Proprietà schiarenti sono state attribuite anche all’acido octadecenedioico o anche ai polifenoli, ai flavonoidi e agli estratti di liquirizia o al resveratrolo ma nessuno di questi attivi ha effetti definitivi. Alcuni farmaci come corticosteroidi e tretinoina, invece, sono riservati all’impiego locale sulla zona da trattare ma solo da parte del dermatologo.

All’estero sono state sperimentate formule contenenti idrochinone e cortisone ma, al momento, in Italia, non sono presenti poiché l’uso prolungato di cortisone sulla pelle, come si sa, la rende fragile, favorisce le infezioni, altera i vasi capillari. Tutto sommato sarebbe quindi meglio aiutare la pelle durante i mesi autunnali e invernali a rafforzarsi con un attivo frutto della ricerca italiana, un composto costituito da fosfolipidi e glucosamina: i fosfolipidi sono composti che costituiscono la membrana delle cellule e la rinforzano mentre la glucosamina stimola la formazione di nuovo acido ialuronico e nuovo collagene. L’azione combinata di questi due attivi rende la pelle più idratata e compatta favorendone la sua difesa dall’aggressione dei raggi UVA e riducendo il rischio della comparsa di macchie solari. Il prodotto si trova sotto forma di crema, di gel o di siero e ha un’ottima azione antiage.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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