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Come funziona la rimozione di un tatuaggio?

Come funziona la rimozione di un tatuaggio?

Niente più tatuaggi. C’è chi, infatti, si è stancato di avere la pelle disegnata come un quadro e ha deciso di ripulirla a fondo. Anche tu rientri in questo gruppo e non vedi l’ora di ritornare come mamma ti ha fatto? Per fortuna puoi esaudire il tuo desiderio, a patto, però, che tu non sia tatuato da capo a piedi. Ecco come procedere alla rimozione di un tatuaggio.

Dermoabrasione: si utilizza ancora?

Fino a qualche anno fa la tecnica più usata per rimuoverli era la dermoabrasione, l’asportazione meccanica, attraverso una rotella che gira, dei primi strati della pelle. Per eliminare i pigmenti più profondi, sulla ferita potevano anche essere applicati sali o acidi che irritavano ulteriormente la pelle e permettevano ai pigmenti di affiorare in superficie in modo da essere asportati.

È una tecnica molto dolorosa, ormai abbandonata, che richiede tante medicazioni e una convalescenza lunga. Tra l’altro può lasciare macchie sulla pelle, paragonabili a quelle da ustione e che per di più ricordano il disegno cancellato. Se raggiunge gli strati più profondi, inoltre, può rovinare la cute lasciando una cicatrice.

La rimozione laser dei tatuaggi

Letteralmente significa “Amplificazione della luce attraverso emissione stimolata di radiazioni” (dall’inglese Light Amplification by Stimulated Emission of Radiaton). In pratica, il medico utilizza uno strumento che convoglia, in uno spazio limitato, delle radiazioni luminose che emettono una quantità elevata di energia. I laser per rimuovere i tatuaggi agiscono selettivamente sul pigmento del tatuaggio: frantumano i granuli in particelle piccolissime, assorbite dai  macrofagi (particolari cellule che funzionano da spazzino) che allontanano il pigmento dalla sede del tattoo.

Per cancellarli esistono vari laser, che prendono il nome dalla sostanza contenuta nel laser stesso e che determinano la lunghezza d’onda con la quale viene emessa l’energia luminosa. I più diffusi sono tre: laser ad alessandrite, NeodymiumYAG e laser Q-switch.

Quale laser scegliere per la rimozione del tatuaggio

La scelta dipende dal colore e dalla profondità del tatuaggio che si vuole cancellare: il medico sceglie quello che emana la luce della lunghezza d’onda più simile al tatuaggio:

  • Il laser ad alessandrite in genere viene utilizzato per eliminare i tatuaggi di colore blu, nero e verde.
  • Il NeodymiumYAG può avere due diverse lunghezze d’onda: una per cancellare i colori scuri (nero, verde e bluscuro) e l’altra per quelli di base rossa (rosso, arancio, giallo, viola).
  • Il Q-Switch può rimuovere tutti i colori.

Il laser è sempre efficace?

Prima di sottoporsi a una seduta laser è necessario effettuare un test sulla pelle; viene diretto su una piccola porzione del disegno per verificare se è efficace. A volte, infatti, o a causa del tipo di cute, o della zona tatuata, o del modo in cui è stato fatto il tattoo, il laser può non riuscire a cancellare il disegno. Se per esempio, il tatuaggio non viene effettuato con apparecchi precisi (accadeva soprattutto in passato), può non esserci uniformità di colore e di profondità: il laser, quindi, in questo caso può risultare inefficace.

Anestesia vs. crema anestetizzante per tatuaggi

In genere un’anestesia vera e propria non è necessaria, ma eventualmente viene applicata una crema anestetizzante che toglie sensibilità o viene fatta un’iniezione di anestetico localmente nella zona da trattare per non far avvertire la sensazione di colore che può nascere durante il trattamento. Tuttavia, in molti casi, grazie agli impulsi laser di breve durata, il fastidio è sopportabile.

Come si svolge una seduta di rimozione laser del tatuaggio

Il trattamento è ambulatoriale. Il fascio luminoso viene indirizzato contro i pigmenti. Questi, assorbendo l’energia che sprigiona una reazione termica, si frantumano in particelle piccolissime che sono assorbite dai macrofagi, speciali cellule che fungono da “spazzino”. Generalmente il trattamento non danneggia la superficie della pelle, ma naturalmente tutto dipende dalla profondità del tatuaggio.

Controindicazioni del laser per tatuaggi

Se il disegno è troppo grande o si trova in zone particolari (per esempio a livello dei genitali) è sconsigliabile sottoporsi al trattamento. Lo stesso vale quando il test che si fa prima rivela che non è possibile raggiungere i risultati sperati.

Come curare la pelle dopo la seduta di rimozione del tatuaggio

Nei giorni successivi all’intervento la pelle appare più scura e può formarsi una pellicina che cadrà da sola lasciando il posto a una nuova senza pigmento. Per avere un risultato soddisfacente occorrono più sedute, a seconda anche del tipo di pelle, delle dimensioni o della profondità del disegno. Per esempio, un tattoo sulla spalla o sul dorso, dove la pelle è più spessa, può richiedere tempi più lunghi. Le zone più delicate sono dorso e gambe: rimangono quasi sempre i segni dopo la rimozione. Generalmente occorrono 2-3 sedute, distanziate di almeno un paio di mesi l’una dall’altra.

Quanto è efficace la rimozione laser dei tatuaggi

Non è detto che il tattoo scompaia completamente. Possono apparire cicatrici ben visibili o la pelle può essere diversa dal resto del corpo. Insieme ai pigmenti, infatti, possono essere distrutti anche i melanociti, le cellule responsabili della produzione di melanina: la pelle, quindi, rimane come decolorata e non si abbronza neppure dopo l’esposizione al sole.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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