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Verruche, meduse, ricci e tutti i pericoli del mar...

Verruche, meduse, ricci e tutti i pericoli del mare

In spiaggia la nostra pelle è in pericolo: nell’acqua di mare si possono contrarre verruche e funghi, inoltre capita spesso di subire le dolorose punture d’insetti, ricci di mare e meduse. È importante, allora, sapere come prevenire e combattere queste sfortunate evenienze. Il professor Antonino Di Pietro, dermatologo e presidente della Società Internazionale di Dermatologia Plastica, vi offre qualche consiglio pratico al fine di evitare che una piacevole vacanza con tutta la famiglia venga rovinata da spiacevoli “incontri” durante il bagno o la passeggiata sulla battigia.

Verruche: come si contraggono al mare?

I disturbi cutanei più diffusi al mare sono i funghi e le verruche. Tanto gli uni quanto le altre si prendono camminando scalzi in luoghi caldo-umidi. La zona delle docce, specialmente, ma non solo: meglio evitare di stare a piedi nudi anche nelle cabine dove ci si cambia il costume, così come al bar o ai servizi igienici. È consigliabile indossare sempre le classiche ciabattine di gomma: rappresentano l’unica valida barriera contro questo genere di infezioni. Non sempre, però, si evita di cadere nella trappola. In questo caso quali sintomi ci devono mettere in allarme? Vediamolo di seguito.

Come curare infezioni e verruche prese in spiaggia?

Un’infezione da funghi si presenta in questo modo: tra le dita dei piedi compaiono degli arrossamenti che bruciano, prudono e provocano delle piccole ferite. Ci si cura facendo pediluvi in acqua e bicarbonato. La quantità di bicarbonato consigliata è di cinque cucchiai per ogni litro d’acqua. Dopo il pediluvio, è bene applicare tra le dita dei piedi una crema antimicotica due volte al giorno per circa due settimane.

Le verruche sono invece lesioni della pelle molto dolorose, provocate da un virus. Questo penetra sotto la cute usando, come porta di ingresso, piccoli graffi o taglietti microscopici sulla pianta del piede. Una volta annidato, il virus si moltiplica, causando la crescita di un piccolo callo che, camminando, provoca un dolore simile a quello di un sassolino nella scarpa. Per curare le verruche, si consiglia di acquistare in farmacia delle tinture a base di acido salicilico che sciolgono il callo e distruggono la verruca. Se, invece, questa è troppo profonda o resistente, meglio bruciarla con il laser o di congelarla con un’ applicazione di azoto liquido che produrrà lo stesso effetto eliminandola.

Oltre ai piedi, al mare, bisogna proteggere con cura anche altre parti del nostro corpo?

Sicuramente è bene portare sempre con sé un grande asciugamano per evitare di sedersi o sdraiarsi senza protezione. Perché quando appoggiamo la pelle nuda su un muretto, una scogliera o una sedia a sdraio, senza accorgerci causiamo piccoli graffi in cui si possono annidare facilmente batteri come stafilococchi o streptococchi. Proprio questi batteri sono i responsabili di una malattia chiamata impetigine: la pelle si arrossa e si copre di una leggera crosta color miele rappreso. È molto fastidiosa e si può curare solo utilizzando creme antibiotiche. Nei casi più gravi bisogna ricorrere all’assunzione di un antibiotico per bocca.

Come comportarsi in caso di punture d’insetti?

Se a pungere è stata un’ape, prima di tutto bisogna estrarre il pungiglione con una pinzetta. Poi va applicato del ghiaccio per lenire il dolore. Solo successivamente va spalmata sulla zona dolente una pomata al cortisone. Per le vespe ci si comporta in modo simile anche se, contrariamente alle api, non conficcano nella pelle il pungiglione, quindi non bisogna intervenire per toglierlo. Nel caso di punture di zanzare o tafani bisognerebbe evitare di grattarsi, per quanto possibile: le unghie, infatti, possono essere sporche e provocare l’impetigine di cui abbiamo parlato prima. L’ideale, in questi casi, è applicare sulla parte colpita una crema antistaminica: toglie il prurito subito e dà sollievo.

Nell’acqua del mare, invece, a che cosa dobbiamo prestare attenzione?

Soprattutto alle meduse. Nei loro tentacoli ci sono delle minuscole sfere chiamate nematocisti, piene di microscopici dardi avvelenati che di solito vengono utilizzati per paralizzare piccole prede. Quando urtiamo una medusa, i nematocisti si rompono e i dardi si conficcano nella pelle provocando dolore, bruciore, notevole gonfiore e arrossamento della parte lesa. Per limitare il più possibile i danni, è consigliabile munirsi dello stecco di un ghiacciolo o di un coltello, usato dalla parte che non taglia, per cercare di togliere quanto più materiale gelatinoso resta attaccato alla pelle. Poi si deve lavare abbondantemente la parte lesa con acqua di mare. L’acqua dolce, in questa fase, non va assolutamente bene: infatti spacca i nematocisti che sono rimasti interi e peggiora di molto la situazione. Solo in seguito si può risciacquare con acqua dolce e quindi applicare una crema al cortisone.

Come ci si può difendere dai ricci di mare?

Per evitare le loro “punture” si può fare solo una cosa: indossare, prima di entrare in acqua, ciabatte o scarpette con la suola in plastica o gomma. Questo vale soprattutto quando ci si avventura tra pietre e scogli sommersi, nei cui anfratti questi animali, parenti delle stelle marine, amano vivere. Comunque, se siete stati trafitti da un riccio, procedete in questo modo: estraete ogni frammento di aculeo con un ago sterilizzato (vanno benissimo quelli delle siringhe che si trovano comunemente in farmacia), quindi applicate una pomata antibiotica per un periodo di sette giorni.

Estrarre proprio ogni frammento delle spine dei ricci di mare è importante per evitare che, dopo qualche settimana, compaia un granuloma, ovvero un’infiammazione molto dolorosa dovuta alla presenza di un corpo estraneo nella pelle. Il granuloma non guarisce da solo: per toglierlo è necessario che un medico pratichi una piccola incisione in ambulatorio.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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