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Lampade abbronzanti: il vademecum per usarle in si...

Lampade abbronzanti: il vademecum per usarle in sicurezza

Il pallore, segno un tempo di nobiltà, tratto caratteristico dell’intellettuale tormentato, indizio di notti trascorse nel rimpianto di amori impossibili, è definitivamente passato di moda. In verità è ormai da molti anni che gli uomini, salvo rarissime eccezioni “alla Sgarbi”, tanto per citare un esempio, preferiscono avere un volto dall’aria sana, sportiva, da appena scesi dalla barca. E questo sia in estate sia in inverno. Se si escludono però alcuni fortunati che volano da un tropico all’altro tutto l’anno, i comuni mortali ritornano color grigio-città appena terminate le vacanze estive e gli ultimi week-end all’aria aperta. Se non si aiutano un po’. Perché, per fortuna, i potenti mezzi della scienza e della tecnica ci danno una mano, e il numerosissimo popolo dei “lampados” può stare sicuro: con le lampade abbronzanti la tintarella è garantita in pochi minuti, e al primo segno di sbiadimento basta una sosta in uno dei numerosissimi Sun-Center per ritoccare il look vacanza-perpetua. È però necessario non sacrificare il benessere dell’epidermide alla ricerca del colorito. Per questo abbiamo raccolto dal dermatologo Antonino Di Pietro qualche consiglio per salvare l’abbronzatura senza perdere la faccia.

Prima di tutto, le lampade sono sicure per la pelle?

Le lampade abbronzanti emettono, o meglio, dovrebbero emettere raggi UVA, perché sono dotate di particolari schermi che bloccano le altre radiazioni, in particolare le UVB, molto più dannose per l’epidermide. Questi raggi “buoni” penetrano nei primi strati cutanei e stimolano la produzione di melanina. Non è del tutto escluso che possano causare leggeri eritemi, perché dilatano i vasi capillari producendo calore. Sicuramente, comunque, i danni sono inferiori a quelli che causerebbero gli UVB, decisamente più aggressivi. Tuttavia, la stimolazione della melanina da parte dei raggi di tipo UVA non è, per cosi dire, completa, in quanto risvegliano solo un tipo di melanina chiamata “a pronto rilascio”. Questa produce un’abbronzatura superficiale che svanisce velocemente. Al contrario, gli UVB sono in grado di sollecitare una melanina a “lento rilascio”: di conseguenza, l’abbronzatura sarà più profonda e duratura. Però, questo tipo di raggi non è utilizzato per le lampade abbronzanti, proprio a causa dei danni che potrebbero derivarne. Ne consegue che le normali lampade abbronzanti donano un colore piuttosto superficiale, e per questo, dopo pochi giorni (in genere tre o quattro), la pelle riprende il suo colorito naturale.

È sicuro fare lampade di frequente?

La quantità di raggi ultravioletti che può essere captata dalla pelle produce danni in proporzione alla durata dell’esposizione: più si sta sotto la loro luce, maggiore è il danno che la pelle può subire. L’inconveniente principale cui l’epidermide va incontro è un invecchiamento cutaneo precoce. Come sempre, è questione di misura: un lettino ogni quindici giorni, un paio di lampade al mese, soprattutto per chi vive nelle città del Nord, dove il sole in inverno è un evento, rappresenta una quantità di raggi ultravioletti del tutto accettabile. Mentre una lampada alla settimana per tutto l’anno è, al contrario, una vera overdose.

Quali danni possono provocare i raggi alla pelle?

La pericolosità dei raggi sta nel fatto che non solo stimolano la melanina, ma distruggono il collagene nei primi strati del derma. Per fortuna, il danno viene naturalmente riparato dalla pelle, che ne produce di nuovo. Bisogna però tenere presente che, con il passare del tempo, la capacità di rifabbricare tutto il collagene distrutto diminuisce. Come risultato, la pelle si prosciuga, perde volume, invecchia precocemente. Anche le fibre elastiche ne risentono, e la perdita di tono e di elasticità sono le dirette e inevitabili conseguenze. Questo vale, bisogna ribadirlo, solo in caso di esposizioni troppo numerose ed esageratamente prolungate.

E se si mette la crema solare?

Riempirsi di creme prima di una seduta di sole artificiale è un non senso. Mettiamo che la pelle debba prendere dieci, quindici minuti al massimo di radiazioni: l’uso della crema allora agisce come una riduzione del tempo. Molto meglio quindi accorciare veramente i tempi di esposizione, piuttosto che mantenerne di lunghi creando uno schermo tra pelle e raggi. La crema può essere utile dopo, per ridare morbidezza e idratazione alla pelle.

Il vademecum da portare con sé sotto la lampada

Qualche consiglio per affrontare nel modo giusto la seduta sotto la lampada? Evitare di uscire con visi paonazzi, non esagerare mai, ecco le regole da imparare: meglio tre minuti in meno che una pelle più colorita, ma rovinata. Occorre poi avere sempre una buona aerazione: l’accumulo di calore produce infatti gravi danni. Raffreddare sempre con aria e acqua: uno spruzzino a portata di mano (di solito fornito dai beauty center) “spegnerà” i punti caldi decongestionando la pelle. Dopo la lampada, è consigliato l’uso di un prodotto che nutra e si assorba facilmente, da distribuire con un leggero massaggio sulle parti che si sono esposte ai raggi.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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