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Le possibile cause patologiche del prurito

Le possibile cause patologiche del prurito

Allergie ad alcuni tessuti (come la lana o i sintetici), una epidermide particolarmente delicata e facilmente irritabile, ma anche malattie della cute possono provocare un bisogno irresistibile di grattarsi. Non sempre, però, la colpa del prurito è della pelle: se non è un fenomeno isolato, ma si accompagna ad altri disturbi, il prurito è un segnale che qualcosa non funziona correttamente. Può essere, infatti, una spia di altri problemi. Vediamo di quali può trattarsi.

Quali meccanismi scatenano il prurito

Il prurito è causato da particolari stimolazioni captate e inviate ai centri nervosi da sottilissime fibre che si trovano nella pelle. Appena viene percepita la sensazione di prurito, la persona è subito spinta a grattarsi e il sollievo che ne consegue è immediato, anche se temporaneo. La sua intensità varia da persona a persona: alcune sono più sensibili e avvertono il desiderio di grattarsi anche quando non sono colpite da particolari disturbi. È il caso, per esempio, del prurito nervoso, provocato da ansia e da stress, sensazioni influenzate dai ritmi della vita o da eventuali periodi di tensione. Spesso il prurito è psicosomatico, cioè ha origine psicologica. Nella maggior parte dei casi, chi soffre di questo problema è una persona ansiosa, che ha spesso difficoltà a comunicare con gli altri; la pelle, infatti, rappresenta il confine tra una persona e l’ambiente esterno. Per risolvere il prurito di origine psicologica, oltre al ricorso a blandi sedativi, può essere utile rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta per sottoporsi a cure individuali o di gruppo

Cause non psicologiche del prurito

Ittero

L’ittero da stasi biliare è una delle malattie al fegato che più di frequente possono provocare prurito. La colorazione giallastra di pelle, sclera degli occhi, mucose e tessuti interni è legata a un anomalo aumento di bilirubina nel sangue (la bilirubina totale supera i 3 mg per 100 ml nel serio). Questa sostanza, di norma presente nella bile, proviene dalla distruzione dell’emoglobina, la principale componente dei globuli rossi, che trasporta ossigeno a tutto l’organismo. Le vie biliari si possono ostruire per calcoli, tumori, cirrosi epatica, infiammazioni o cicatrici chirurgiche. In questi casi, il flusso della bile è ostacolato e si ferma (stasi). Oltre a prurito e colorito giallastro, le urine sono scure e nel sangue vi è un aumento di fosfatasi alcalina (AlPh), gamma-glutamil-transpeptidasi (gamma Gt) e acidi biliari. Con un’ecografia si si rilevano la sede e la causa del blocco.

Ci sono due esami per riconoscere e risolvere il problema:

  • la Ptc (col angiografia per cutanea transepatica): in anestesia locale si inserisce un tubicino nelle vie biliari attraverso l’addome;
  • l’Ercp (col angiografia endoscopica retrograda): si introduce un endoscopio dalla bocca per rimuovere l’ostacolo.

Per curare l’ittero da stasi biliare si può intervenire con la chirurgia o in endoscopia (mediante piccoli fori nell’addome).

Tiroide iperattiva

L’ipertiroidismo è l’eccessiva attività della tiroide, la ghiandola posta nella parte anteriore della base del collo, che produce ormoni indispensabili. Se lavora troppo, però, ne produce un eccesso. La ghiandola può funzionare in modo anomalo perché infiammata, a causa di noduli, per l’esposizione a sostanze tossiche o a radiazioni oppure per la presenza di sostanze nel sangue che stimolano troppo la ghiandola. Oltre al prurito, altri segnali di ipertiroidismo sono irritabilità e nervosismo frequenti, perdita di peso, tremori, mestruazioni irregolari, sudorazione, insonnia e intolleranza al caldo. Per diagnosticare la malattia, basta un prelievo di sangue per dosare gli ormoni tiroidei (T3, T4 e Tsh). Per curarla, la persona deve prendere farmaci per ridurre l’attività della tiroide, mentre nei casi più seri è necessario asportare una parte, o tutta, la ghiandola.

Insufficienza renale

È una malattia caratterizzata dall’incapacità dei reni di depurare il sangue dalle sostanze tossiche che rimangono in circolo. Queste, poi, finiscono per accumularsi, provocando il prurito, specialmente alla schiena, alle gambe e alle braccia. La malattia è dovuta a un improvviso e rapido malfunzionamento dei reni, che può dipendere da serie infezioni, dall’utilizzo di particolari farmaci (come l’uso prolungato di alcuni analgesici e antibiotici), dal diabete o dalla pressione del sangue molto alta. All’inizio, oltre che con il prurito, il disturbo si manifesta con il fatto di avere spesso le caviglie gonfie e di fare poca pipì. Poi, con il tempo, la persona si sente sempre più stanca e debole, ha poco appetito ed è pallida. Per scoprire la malattia basta fare un esame del sangue (azotemia e creatininemia) e delle urine, oltre a un’ecografia renale. Per prima cosa, bisogna risolvere il problema che ha provocato l’insufficienza  renale. Nei casi più seri, la persona deve essere sottoposta a dialisi o, se i reni non riescono più a funzionare, a un trapianto.

Anemia

L’anemia sideropenica, dovuta alla carenza di ferro, uno degli elementi più importanti dell’emoglobina, può provocare un fastidioso prurito. Essa può essere dovuta a:

  • una dieta scorretta, caratterizzata da una scarsa introduzione di ferro nell’organismo, contenuto soprattutto nella carne;
  • un’incapacità dell’organismo di assorbire ferro introdotto con gli alimenti;
  • una maggiore richiesta di ferro, per soddisfare il bisogno più intenso di questo elemento in alcuni periodi della vita, come in gravidanza.

L’anemia si riconosce in genere dal fatto che la persona è pallida, ha unghie fragili, che si spezzano facilmente, fa fatica a respirare, ha un maggior numero di battiti del cuore e, spesso, soffre di disturbi digestivi (come inappetenza, bruciore alla lingua e stitichezza). Per scoprire questa forma di anemia, è sufficiente sottoporsi a un esame del sangue per controllare il numero dei globuli rossi e la quantità di ferro e ferritina (la proteina di deposito del ferro). Dopodiché bisognerà intervenire correggendo la dieta, aumentando il consumo di cibi ricchi di ferro, come le carni rosse (di manzo o di cavallo), i legumi e il lievito di birra. Inoltre, il medico potrà prescrivere degli integratori a base di ferro.

Linfoma

In rari casi, il prurito può essere dovuto a un tumore del sistema linfatico (insiemi di vasi, ghiandole e linfa). L’origine del disturbo non è ancora nota, ma si riconosce perché oltre al prurito la persona può avere febbre, rigonfiamenti non dolorosi delle ghiandole su collo, ascelle e inguine. La cura dipende dallo stadio della malattia: in genere si usano farmaci chemioterapici e, se possibile, si asporta il tumore. In attesa di una diagnosi, ci sono alcuni rimedi che possono aiutare.

  • In caso di allergia, si può ricorrere agli antispastici in compresse o in crema.
  • Sono utili gli impacchi o bagni di acqua, perché la bassa temperatura allevia il fastidio.
  • Non indossare indumenti ruvidi di lana, ma preferire quelli di cotone, seta o lino.
  • Se il prurito è dovuto alla pelle molto secca, è utile usare saponi delicati, idratando la cute con creme emollienti, dopo il bagno o la doccia.

Gravidanza

Il prurito può manifestarsi anche in gravidanza, soprattutto nell’ultimo trimestre. La causa non è nota, ma sembra che possa dipendere da una ridotta attività del fegato, che fatica a eliminare la bilirubina la quale, accumulandosi nel sangue, provocherebbe il prurito. Il disturbo scompare da solo dopo il parto. Per attenuare il fastidio, è utile bere molta acqua e applicare sulla pelle creme idratanti.

Prurito notturno: ci sono cause specifiche?

Se il prurito si manifesta specialmente di notte bisogna sempre sospettare di aver contratto una parassitosi cutanea ancora diffusa: la scabbia. Il responsabile di questa dermatosi, contagiosissima, è un microscopico acaro che penetra nella cute e, soprattutto durante la notte, scavando delle piccole gallerie nella pelle causa un irresistibile prurito. L’acaro si trasmette per contatto diretto da una pelle malata a una sana. Tuttavia non è molto difficile infettarsi anche per il semplice contatto con gli abiti, letti o divani ove gli animaletti possono facilmente sopravvivere. Attualmente, mediante un moderno esame videomicroscopico, il dermatologo riesce a identificare l’acaro all’interno della cute e attuare una efficace terapia con creme adatte che in pochi giorni debellano la fastidiosissima parassitosi.

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Dermatologo Plastico a Milano - Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis

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