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Se il botox arriva al cervello…

La tossina botulinica potrebbe non fermarsi sottocute, ma risalire il sistema nervoso e danneggiarlo. Il botox, uno dei trattamenti ‘spiana rughe’ più diffusi in estetica, che blocca le comunicazioni tra le cellule nervose e i muscoli del mioinvecchiamento cutaneo, usato anche in medicina per strabismo, emicrania, iperidrosi e forme croniche di spasmi muscolari, non interrompe solo le sinapsi vicine al punto in cui è iniettato, ma risale lungo il fascio motorio e arriva al moto-neurone, diffondendosi attraverso le sinapsi. A scoprirlo, un gruppo di ricerca dell’Istituto di Neurofisiologia del CNR di Pisa che ha pubblicato lo studio sul Journal of Neuroscience.

I ricercatori, verificando l’effetto della tossina su cavie epilettiche, l’hanno ritrovata in parti del corpo in cui non l’avevano iniettata. Il botox usato nell’esperimento è una soluzione purificata, la medesima utilizzata in campo estetico. Quindi la stessa che contiene, stando alle case farmaceutiche produttrici, proteine accessorie in grado di stabilizzare la tossina e limitarne localmente gli effetti. In attesa di studi attendibili sulle (reali) proprietà di tali proteine, la Food and Drug Administration (organo americano preposto alla sicurezza sanitaria di farmaci e terapie) ha avviato un’indagine sui decessi relativi all’uso di botox. Sotto la lente d’ingrandimento anche effetti collaterali meno gravi ma più subdoli, come quelli citati nel bugiardino del farmaco. Tra i più comuni: mal di testa, ptosi palpebrale, debolezza muscolare localizzata, parestesia (ipo o ipersensibilità tattile), nausea, vertigini spasmi, sindrome influenzale, debolezza generale, disturbi della vista, ansia.

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