Mercoledì, 01 ottobre 2014
 

EVITIAMO I PERICOLI DEL MARE

Dipiù - 10 Maggio 2004

Al mare la nostra pelle è in pericolo: si possono contrarre funghi o verruche. Oppure capita di subire le dolorose punture d'insetti, ricci di mare e meduse. E importante, allora, sapere come prevenire e combattere queste sfortunate evenienze».

Lo dice uno dei più noti specialisti italiani, il professor Antonino Di Pietro, dermatologo e presidente della Società Internazionale di Dermatologia Plastica. Ci siamo rivolti a lui per avere qualche consiglio pratico al fine di evitare che una piacevole vacanza con tutta la famiglia venga rovinata da spiacevoli “incontri” durante il bagno o la passeggiata sulla battigia.

 

Ma andiamo con ordine. Quali sono i disturbi più diffusi tra coloro che amano la vita da spiaggia?

«Sono i funghi e le verruche. Tanto gli uni quanto le altre si prendono camminando scalzi in luoghi caldo-umidi. La zona delle docce, specialmente, ma non solo: meglio evitare di stare a piedi nudi anche nelle cabine dove ci si cambia il costume, cos’ come al bar o ai servizi igienici. Consiglio di indossare sempre le classiche ciabattine di gomma: rappresentano l’unica valida barriera contro questo genere di infezioni».

Non sempre, però, si evita di cadere nella trappola. In questo caso quali sintomi ci devono mettere in allarme? Che cosa bisogna fare per curarsi?

«Un'infezione da funghi si presenta in questo modo: tra le dita dei piedi compaiono degli arrossamenti che bruciano, prudono e provocano delle piccole ferite. Ci si cura facendo pediluvi in acqua e bicarbonato. Suggerisco cinque cucchiai per ogni litro d'acqua. Poi raccomando di applicare tra le dita dei piedi una crema antimicotica due volte al giorno per circa due settimane».

 

Questo per debellare i funghi. Le verruche, invece, che cosa sono?

«Sono lesioni della pelle molto dolorose, provocate da un virus. Questo penetra sotto la cute usando, come porta di ingresso, piccoli graffi o taglietti microscopici sulla pianta del piede. Una volta annidato, il virus si moltiplica, causando la crescita di un piccolo callo che, camminando, provoca un dolore simile a quello di un sassolino nella scarpa».

 

Come si combatte?

«Consiglio di acquistare in farmacia delle tinture a base di acido salicilico che sciolgono il callo e distruggono la verruca. Se, invece, questa è troppo profonda o resistente, suggerisco di bruciarla con il laser o di congelarla con un' applicazione di azoto liquido che produrrà lo stesso effetto eliminandola».

Professore, oltre ai piedi bisogna proteggere con cura anche altre parti del nostro corpo?

«Sicuramente. Consiglio di portare sempre con sé un grande asciugamano per evitare di sedersi o sdraiarsi senza protezione».

Perché?

«Quando appoggiamo la pelle nuda su un muretto, una scogliera o una sedia a sdraio, senza accorgerci causiamo piccoli graffi in cui si possono annidare facilmente batteri come stafilococchi o streptococchi. Proprio questi batteri sono i responsabili di una malattia chiamata impetigine».

Quali sintomi provoca?

«La pelle si arrossa e si copre di una leggera crosta color miele rappreso. È molto fastidiosa e si può curare solo utilizzando creme antibiotiche. Nei casi più gravi consiglio la somministrazione di un antibiotico per bocca».

D'estate capita spesso di essere punti da api o da altri insetti. Come bisogna comportarsi in questi casi?  

«Se a pungere è stata un'ape suggerisco prima di tutto di estrarre il pungiglione con una pinzetta. Poi consiglio di applicare del ghiaccio per lenire il dolore. Solo successivamente va spalmata sulla zona dolente una pomata al cortisone. Per le vespe ci si comporta in modo simile anche se, contrariamente alle api, non conficcano nella pelle il pungiglione, quindi non bisogna intervenire per toglierlo. Nel caso di punture di zanzare o tafani bisognerebbe evitare di grattarsi, per quanto possibile: le unghie, infatti, possono essere sporche e provocare l'impetigine di cui ho parlato prima. L'ideale, in questi casi, è applicare sulla parte colpita una crema antistaminica: toglie il prurito subito e dà sollievo».

Abbiamo parlato dei pericoli per la pelle sulla spiaggia. Ma quando andiamo in acqua, a che cosa dobbiamo prestare attenzione?

«Soprattutto alle meduse. Nei loro tentacoli ci sono delle minuscole sfere chiamate nematocisti, piene di microscopici dardi avvelenati che di solito vengono utilizzati per paralizzare piccole prede. Quando urtiamo una medusa, i nematocisti si rompono e i dardi si conficcano nella pelle provocando dolore, bruciore, notevole gonfiore e arrossamento della parte lesa».

Come limitare il più possibile i danni?

«Consiglio di munirsi dello stecco di un ghiacciolo o di un coltello, usato dalla parte che non taglia, per cercare di togliere quanto più materiale gelatinoso resta attaccato alla pelle. Poi si deve lavare abbondantemente la parte lesa con acqua di mare. L'acqua dolce, in questa fase, non va assolutamente bene: infatti spacca i nematocisti che sono rimasti interi e peggiora di molto la situazione. Solo in seguito si può risciacquare con acqua dolce e quindi applicare una crema al cortisone».

Come ci si può difendere dai ricci di mare?

«Per evitare le loro "punture" si può fare solo una cosa: indossare, prima di entrare in acqua, ciabatte o scarpette con la suola in plastica o gomma. Questo vale soprattutto quando ci si avventura tra pietre e scogli sommersi, nei cui anfratti questi animali, parenti delle stelle marine, amano vivere. Comunque, se siete stati trafitti da un riccio, consiglio di procedere in questo modo: si deve estrarre ogni frammento di aculeo con un ago sterilizzato. Vanno benissimo quelli delle siringhe che si trovano comunemente in farmacia. Quindi va applicata una pomata antibiotica per un periodo di sette giorni».

Perché è importante estrarre proprio ogni frammento delle spine dei ricci di mare?

«Per evitare che, dopo qualche settimana, compaia un granuloma, ovvero un'infiammazione molto dolorosa dovuta alla presenza di un corpo estraneo nella pelle. Il granuloma non guarisce da solo: per toglierlo è necessario che un medico pratichi una piccola incisione in ambulatorio».

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