Giovedì, 24 luglio 2014
 

L’ORZAIOLO SI CURA ANCHE CON L’INFUSO DI MALVA

Dipiù - 10 Agosto 2009

Un arrossamento della palpebra, accompagnato da un rigonfiamento della stessa e a una sensazione di corpo estraneo che prude o provoca dolore, è il frutto di una infezione a una ghiandola posta proprio sulla palpebra: questa infezione si chiama orzaiolo. Gli orzaioli purtroppo tendono a diventare cronici se non sono trattati con le cure opportune, cioè applicando pomate antibiotiche specificamente studiate per tali infezioni, unite a una terapia a base di impacchi di acqua borica oppure di infuso di malva o di camomilla per eliminare bruciore e infiammazione. Molto però si può fare anche in termini preventivi, ricordandosi di non toccarsi gli occhi prima di essersi ben pulite le mani e lavando dolcemente, utilizzando quindi detergenti neutri, anche le ciglia, quando si fa il bagno o la doccia”.
Sono le parole di una grande esperto di problemi della pelle, il professor Antonino Di Pietro, presidente dell’ISPLAD a Milano, la Società internazionale di dermatologia plastica e oncologica.

Come consiglia di curare l’orzaiolo?
“Trattando l’infezione e cercando di diminuire i fastidi della infiammazione legati all’orzaiolo. L’infezione, in genere, si può combattere con pomate antibiotiche ad azione locale, studiate appositamente per essere applicate nelle parti che circondano l’occhio, senza però danneggiarlo. Raccomando di applicarle sull’orzaiolo. L’infezione, in genere, si può combattere con pomate antibiotiche ad azione locale, studiate appositamente per essere applicate nelle parti che circondano l’occhio, senza però danneggiarlo. Raccomando di applicarle sull’orzaiolo due o tre volte al giorno. Questo consente infatti di curare direttamente l’orzaiolo. Tuttavia consiglio una terapia anche per limitarne i fastidi, in attesa che la cura faccia effetto”.

Che cosa suggerisce di fare per attenuare il fastidio causato dall’infiammazione?
“Invito il paziente a eseguire almeno due volte al giorno, cioè mattino e sera, impacchi con un batuffolo di cotone impregnato di acqua borica e leggermente strizzato. Se non si vuole ricorrere all’acqua borica, consiglio l’uso di alcune erbe che hanno uno spiccato potere lenitivo, come la malva o la camomilla. Le erbe devono essere pure, cioè non quelle che si trovano nelle tisane già confezionate: quindi devono essere acquistate sfuse, in erboristeria. L’impacco deve rimanere sull’occhio malato per almeno ciqnue minuti”.

Come si prepara l’infusione per l’impacco?
“Mettendo un cucchiaio di malva o di camomilla in mezzo litro di acqua bollente. Quindi si attende che la temperatura dell’infuso cali, ma senza che diventi fredda: un impacco tiepido è perfetto per questo scopo perché il calore, benché moderato, aiuta la fuoriuscita del liquido infetto. Consiglio, se possibile, di preparare l’infusione al momento dell’uso e di non preparare una unica brocca di infuso da utilizzare per tutta la giornata”.

In quanto tempo si cura l’orzaiolo con queste terapie?
“In circa dieci giorni. Tuttavia, se l’orzaiolo non scompare del tutto o si riforma nel giro di breve tempo, la terapia deve essere più aggressiva”.

Che cosa si deve fare in questo caso?
“Oltre agli impacchi tiepidi per lenire il bruciore, il prurito e il dolore, suggerisco di procedere a combattere il batterio responsabile del problema con un antibiotico per bocca. Infatti, se si formano con regolarità orzaioli sempre nella stessa zona, è probabile che l’infezione ormai sia cronica o che non risponda più ai farmaci abitualmente somministrati perché i batteri che provocano il disturbo sono ormai diventati resistenti al farmaco. In questo caso l’antibiotico per bocca, più potente, agisce aggredendo gli stessi batteri dall’interno e riesce a debellare l’infezione in via definitiva. Oltre a seguire con costanza le cure, però, raccomando di stare attenti a non commettere alcuni gravi errori che possono compromettere la guarigione o, peggio ancora, dare ulteriori complicazioni”.

Quali errori bisogna evitare?
“Il più diffuso è quello di strizzare l’orzaiolo come si fa abitualmente con un foruncolo. Oppure di grattarlo, magari nel tentativo di rimuovere la crosticina che vi si forma sopra e che talvolta scatena un prurito molto fastidioso. Sono azioni assolutamente da non compiere”.

Perché?
“Perché esiste il rischio di infiammare la ghiandola ancora più in profondità e causare quindi complicazioni che necessitano di cure più aggressive”.

Quali complicazioni?
“L’orzaiolo curato male si può trasformare in una piccola cisti, chiamata calazio, che, a sua volta, tende a infiammarsi molto più spesso e richiede tassativamente l’assunzione di un antibiotico per bocca. Nei casi più gravi, poi, il calazio si deve rimuovere chirurgicamente, praticando una incisione della palpebra malata”.

Dopo avere visto come si cura l’orzaiolo, mi spiega come si previene la sua comparsa?
“Consiglio a tutti coloro che soffrono in misura ricorrente di orzaioli di ricordarsi di tenere le mani il più possibile pulite”.

Perché?
“Perché questi pazienti rischiano più facilmente di contrarre infezioni dovute ai batteri che si possono annidare sulle mani. E quindi di trasferire gli stessi nelle ghiandole sebacee poste sulle palpebre, quando si toccano gli occhi. Avere le mani pulite, dunque, diminuisce notevolmente i rischi di andare incontro a questa infezione. Ma anche l’igiene locale può essere di grande aiuto”.

Che tipo di igiene locale?
“Chi soffre spesso di orzaiolo dovrebbe, mentre fa la doccia o il bagno, pulire con garbo e leggerezza le ciglia servendosi di un sapone delicato. Come è ovvio, anche il lavaggio deve essere molto dolce e seguire il verso della piega delle ciglia stesse, in modo da non rischiare di piegarle in senso contrario arrivando, a volte, a introdurle accidentalmente nell’occhio. Tuttavia questo lavaggio serva a liberare dal sebo in eccesso le ghiandole e a rimuovere eventuali batteri che si sono annidati nel frattempo sulla superficie della pelle”.

di Giulio Divo

IL VERO E IL FALSO SULL’ORZAIOLO
Si tratta di un disturbo contagioso – Compare prima il dolore, poi la lesione – La lacrimazione aumenta perché l’occhio tenta di liberarsi dai batteri

VERO
Non esistono solo orzaioli esterni, ma anche interni.
In questo caso è più difficile individuarli perché non sono immediatamente visibili.

FALSO
L’orzaiolo non è contagioso.
Al contrario, trattandosi di una infezione batterica può trasmettersi potenzialmente da una persona all’altra, anche se la sede dell’infezione non facilita il contatto diretto e quindi i rischi risultano limitati.

VERO
E’ comunque prudente che il paziente affetto da orzaiolo adoperi un asciugamano per il viso a parte, rispetto a quello degli altri componenti della famiglia.
Questo migliora l’igiene e riduce al minimo i rischi di trasmissione del batterio responsabile dell’orzaiolo.

FALSO
Esistono anche gli orzaioli causati da virus.
Gli orzaioli sono sempre causati da un batterio.

VERO
Il pericolo maggiore, nel curare in modo scorretto un orzaiolo, è il cosiddetto autocontagio.
In pratica, strizzando un orzaiolo si rischia di infettare anche altri dotti, cioè canali, delle ghiandole circostanti, moltiplicando il problema.

FALSO
Ai pazienti con ricorrenti orzaioli si consiglia di applicare periodicamente creme antibiotiche per prevenire il problema.
Alla lunga, facendo in questo modo si rischia di fare sviluppare batteri resistenti all’antibiotico, riducendo al minimo l’efficacia delle cure al momento del bisogno.

VERO
Alcuni medici preferiscono asportare il nucleo dell’orzaiolo prima che degeneri in un calazio, se dà origine a orzaioli ricorrenti.
Si tratta comunque di scelte individuali valutate in base alle condizioni del singolo paziente.

FALSO
L’orzaiolo è il nome comune dell’herpes oculare.
Si tratta di due problemi diversi per origine e cura. In comune hanno solo il luogo in cui si sviluppano.

VERO
Per gli impacchi è preferibile usare una garza sterile.
E’ una norma igienica di cui tenere conto se non si è certi che il cotone a disposizione è pulito.

FALSO
L’orzaiolo migliora se esposto alla luce del sole.
Al contrario, provoca fastidio per la luce, un disturbo chiamato fotofobia.

VERO
Quando si sviluppa un orzaiolo, il dolore compare prima della crescita della lesione.
Il dolore già dovrebbe mettere sull’avviso e indurre a farsi prescrivere le prime cure.

FALSO
Per disinfettare la parte infetta è possibile utilizzare anche alcol o altri disinfettanti liquidi.
A parte il fatto che la vicinanza con l’occhio sconsiglia l’uso di tali prodotti, questi disinfettanti seccano oltremodo la pelle, esponendola dunque a ulteriori rischi.

VERO
In caso di orzaiolo, aumenta la lacrimazione dell’occhio.
L’occhio produce lacrime per tenere pulito se stesso e liberarsi così dei batteri

FALSO
L’orzaiolo è il nome comune dello xantelasma.
Lo xantelasma è un disturbo estetico, localizzato sulle palpebre, per cui si vedono alcuni ingrossamenti simili a grani di miglio. Ma non provocano dolore né infezioni.

VERO
Prima di procedere con l’automedicazione è sempre buona norma fare esaminare l’orzaiolo da un medico, se è la prima volta che esso compare.
Prudenza vuole che, prima di applicare farmaci in prossimità dell’occhio, si debba essere sicuri del fatto che la terapia sia quella giusta.

FALSO
L’orzaiolo e la blefarite sono la stessa cosa.
La blefarite è una infiammazione diffusa su tutto il margine palpebrale. A volte, però, i problemi possono coesistere.

VERO
L’orzaiolo non è l’otturazione del dotto lacrimale, cioè del puntino da cui fuoriescono le lacrime.
L’orzaiolo non si forma come infezione di quella parte benché, a volte, possa trovarsi vicino a essa.

FALSO
Il cortisone è utile per eliminare l’infiammazione in caso di orzaiolo.
Il cortisone non ha proprietà antibatteriche, quindi non è adatto per curare l’orzaiolo.

Giulio Divo

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