Venerdì, 25 aprile 2014
 

IN CASO DI GIRADITO

Viversani & Belli - 20 Maggio 2005

Anche se si tratta di un disturbo banale, per evitare complicazioni non deve essere trascurato, altrimenti si possono correre seri rischi. Il termine medico di questo problema è patereccio, ma è meglio conosciuto come “giradito”. È una malattia infettiva che interessa la pelle ed è caratterizzata da un’infiammazione che colpisce le parti molli delle dita, sia dei piedi sia delle mani. Il genere più comune, e fortunatamente anche che provoca meno dolore, compare intorno all’unghia; molto più raramente, invece, il problema interessa il polpastrello.

 

DA CHE COSA E’ CAUSATO IL PATERECCIO

Nella maggior parte dei casi, la causa dell’infezione del giradito è dovuta allo Streptococcus pyogenes, mentre in percentuale minore la malattia può essere provocata dall’Escherichia coli oppure dallo Pseudomonas aeruginosa (batteri).

  • Altre volte, a causare il patereccio possono essere alcuni funghi, come la Candida albicans, oppure certi virus, come l’Herpes simplex. Si tratta di microrganismi che sono presenti nell’aria, nell’acqua, nella terra, negli alimenti e sulla pelle. La loro presenza non provoca alcun disturbo fino a quando non penetrano nell’organismo da una piccola lesione.

LE SITUAZIONI CHE LO FAVORISCONO

Tra le cause più frequenti che possono provocare la comparsa del patereccio vi sono la cattiva abitudine di rosicchiarsi in continuazione le unghie, una manicure fatta in modo troppo aggressivo oppure con strumenti non sterilizzati, che eliminano le pellicine che si trovano intorno alle unghie. Queste pellicine sono molto importanti, perché tengono ben aderente l’unghia alla pelle, evitando così che si formino lesioni da cui gli agenti nocivi possono penetrare nell’organismo.

  • Anche determinate malattie possono favorire la comparsa del patereccio. Una delle più frequenti è il diabete, perché tra le conseguenze di questo disturbo c’è anche quella di ridurre le naturali difese dell’organismo, predisponendo così alle infezioni.
  • Chi svolge certe professioni, come i parrucchieri, i baristi e, più in generale, chi deve tenere le mani a lungo a contatto con l’acqua, è molto esposto al patereccio. Infatti, l’acqua altera sia il film idrolipidico, una sottile pellicola protettiva che fa da barriera alla pelle, sia lo strato corneo, che è lo scudo verso l’esterno, rendendo più vulnerabile la pelle. Senza questa protezione, le mani possono andare incontro a piccole lesioni, che diventano una pericolosa via d’entrata per funghi e germi.
  • Lavori domestici (come quando si puliscono i mobili e ci si ferisce con una scheggia) oppure lavori manuali come il giardinaggio (per la puntura di una spina) sono tra le cause più frequenti di patereccio al polpastrello.

COME SI MANIFESTA

Le manifestazioni del patereccio sono diverse se a essere colpita è la zona vicino all’unghia oppure il polpastrello.

 

SE COLPISCE L’UNGHIA

Una volta entrato nell’organismo, l’agente infettivo comincia a causare danni. La pelle diventa tesa, la zona intorno all’unghia s’infiamma, si arrossa e si gonfia: in genere, tali manifestazioni interessano solamente metà unghia.

  • A volte, l’unghia può scollarsi dalla propria sede naturale, diventare bianca oppure di colore giallo verdastra, in base al tipo di microrganismo che ha provocato l’infezione.
  • Inoltre,il patereccio comporta un dolore più o meno intenso, in particolare quando si tocca l’unghia.

SE COLPISCE IL POLPASTRELLO

In questo caso, la malattia è molto dolorosa, il polpastrello diventa particolarmente gonfio e arrossato, la persona avverte un senso di pulsazione all’interno del dito, come se “battesse” oppure fosse punto da numerosi spilli. Più la pulsazione diventa frequente, più aumenta il dolore e il dito duole anche quando non viene toccato.

  • Spesso, al dolore si associa la febbre. Se l’infezione è molto seria, può diffondersi prima alle articolazioni del dito e poi anche a tutta la mano.

GLI INTERVENTI FAI DA TE

Indipendentemente dalla zona in cui è comparso il patereccio, cioè intorno all’unghia oppure al polpastrello, è utile facilitare la guarigione con alcuni semplici accorgimenti, mentre è giusto contattare un medico qualora il disturbo non si risolva spontaneamente entro pochi giorni.

  • Uno dei rimedi casalinghi più comuni consiste nell’immergere il dito in acqua tiepida e sale e tenerlo a mollo per alcuni minuti. In alternativa ai bagni, si possono usare garze imbevute di disinfettanti.
  • Sono utili anche applicazioni abbondanti di creme antibiotiche, avvolgendo poi il dito con una pellicola trasparente per qualche ora, per far penetrare meglio la pomata.
  • Infine, se dal patereccio fuoriesce pus, spremerlo delicatamente, in modo da favorire la sua espulsione.

QUANDO ANDARE DAL MEDICO

Se l’infezione non scompare rapidamente, cioè entro pochi giorni, è consigliato andare dal medico di base, perché se non dovesse guarire si corre il pericolo che l’infezione si diffonda a tutto il dito oppure addirittura alla mano.

  • In questi casi, il medico prescriverà farmaci da prendere per bocca: antibiotici, se la causa dell’infezione è un batterio; antimicotici, se è un fungo; antivirali se a provocare la malattia è stato un virus.

FARMACI MIRATI

In caso si dovesse ricorrere ai farmaci, non è facile scegliere quello più efficace contro un determinato microrganismo. Ecco qualche consiglio su come comportarsi.

  • In caso di antibiotici, è bene che si tratti di germi sensibili alla penicillina. Infatti, lo Staphylococcus aureus, il germe responsabile della maggior parte dei casi di paterecci, può produrre un enzima che combatte l’azione della penicillina. Molto efficaci sono anche i farmaci che appartengono alla famiglia dei macrolidi.
  • L’antibiotico deve essere mirato contro il germe che ha provocato l’infezione.
  • A volte, prima di ricorrere all’incisione, il medico può far analizzare il pus in laboratorio. In questo modo, è possibile scoprire il tipo di germe che ha provocato l’infezione e prescrivere un principio attivo specifico, in grado di debellare al meglio la malattia.
  • Se anche con i farmaci non si guarisce, non rimane altro da fare che ricorrere a un piccolo intervento chirurgico.

IN ALCUNI CASI SERVE L’OPERAZIONE

L’operazione serve per impedire che la malattia provochi conseguenze serie. L’intervento viene eseguito in ambulatorio, in anestesia locale e dura circa un quarto d’ora. La tecnica è differente a seconda di dove si trova il patereccio.

 

SE INTERESSA L’UNGHIA

Per eliminare il pus conseguente all’infezione, il medico incide con un bisturi in senso verticale un breve tratto di pelle, così che esso fuoriesca. Se l’infezione ha intaccato anche l’unghia, lo specialista toglierà anche la parte di pelle infettata e un piccolo pezzo di unghia sotto la quale si trova il pus.

  • Dopo l’operazione, è bene stendere uno strato di pomata antibiotica 2-3 volte al giorno per circa 15 giorni, in modo da prevenire la comparsa di eventuali altre infezioni. La piccolissima cicatrice presente sul dito si rimarginerà entro poco tempo.

SE INTERESSA IL POLPASTRELLO

In questo caso, per espellere il pus, il chirurgo esegue una piccola incisione in senso orizzontale. In seguito, dopo aver pulito con cura la ferita, disinfetta bene tutta la parte e la medica con garze sterili, senza però cucire l’incisione, per far si che non si riformi il pus.

Entro due settimane la ferita si rimargina completamente. Rispetto all’intervento eseguito vicino all’unghia, in questo caso potrebbe rimanere una piccola cicatrice oppure una leggera riduzione della sensibilità del polpastrello.

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