Strane allergie…

Per quanto impossibile possa sembrare, anche la vita intima, sessuale è a rischio allergie. Non mi riferisco alla diffusa allergia nei confronti del lattice con cui sono prodotti la maggior parte dei preservativi, quanto ad una misconosciuta allergia nei confronti del… seme maschile.

In letteratura sono riportati casi di questa particolare allergia, che rappresentano un problema di non poco conto, specialmente nelle coppie che hanno intenzione di avere bambini.

Ebbene uno studio recentemente pubblicato sulla rivista ufficiale della Asia Pacific Association of Allergy, portato a termine dai ricercatori del dipartimento di medicina interna dell’università di Seoul, in Corea del Sud, ha stabilito che la profilassi a base di antistaminici non solo aiuta a vivere questo problema senza fastidi di tipo allergico, ma consente anche di avere figli, ed è quindi compatibile con la gravidanza. Il grado di allergia deve comunque essere moderato. Per fortuna disturbi di questo genere, benché purtroppo possibili, sono abbastanza rari.

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Silicone? Sì, ma per i cerotti…

Tolgo ogni dubbio subito: non mi sono convertito alle siliconature per aumentare le dimensioni del decolleté o altro. Ho semplicemente trovato interessante uno studio condotto dai ricercatori della Stanford University, negli Stati Uniti, e pubblicato su Annal of Surgery in cui si presenta il cerotto del terzo millennio. Di che cosa si tratta?

Di un cerotto a base di silicone, opportunamente trattato per avvicinare in maniera pressoché perfetta i lembi dei tagli dovuti ad interventi chirurgici. È vero che ormai la maggior parte di questi si esegue con tecniche mini invasive e magari inserendo le sonde chirurgiche in pieghe della cute poco visibili, ma egualmente persiste la necessità di ridurre il più possibile il danno estetico seguente agli interventi maggiori.

I primi test, eseguiti dapprima sui maiali e poi su donne volontarie, hanno dimostrato che questo cerotto al silicone è in grado di ridurre di ben sei volte la formazione di tessuto cicatriziale esuberante. Un risultato sorprendente che speriamo possa diffondersi al più presto su larga scala.

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Quando la menta non rinfresca

Le dermatiti periorali, cioè attorno alla bocca, rappresentano sempre un dilemma per il dermatologo. Il punto è che la bocca, le labbra e la cute attorno ad essa, oltre ad essere molto delicata, è anche esposta a moltissimi potenziali elementi allergizzanti o comunque nocivi per la salute della pelle. Il perché è presto detto. Con la bocca mangiamo, assaggiamo, baciamo…

Gli esperti dermatologi del dipartimento di pediatria dell’Università della California hanno però trovato un possibile denominatore comune alle tante forme di dermatite periorale: la menta. Lo studio è stato pubblicato su Dermatitis, ma entriamo adesso nello specifico: la menta è usata come aroma per alimenti, nei prodotti cosmetici per l’igiene orale, viene bevuta sotto forma di tisana o succhiata nelle caramelle. Ebbene la menta, più che allergizzante, è in grado di irritare la pelle, se l’esposizione è continua e quotidiana.

Ecco perché, in caso di dermatite periorale, consiglio di smettere – per quanto possibile, con i prodotti contenenti menta. Anche quando la sensazione di freschezza determinata da questi prodotti pare avere un potere lenitivo, benché transitorio, e rinfrescante.

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Afte: da semplice fastidio a segnale di allarme

Alzi la mano chi non ha avuto, almeno una volta, una fastidiosa afta in bocca. Quelle ulcerazioni biancastre che a volte diventano così grandi da impedire una buona masticazione o anche solo di parlare.

Il più delle volte sono lesioni attribuibili a traumi, tipici ad esempio di chi si morde le labbra o le guance o si ferisce usando troppo energicamente lo spazzolino da denti.  In questo caso non c’è molto da fare se non applicare prodotti ad azione locale che consentono di proteggere la parte dolente fino a cicatrizzazione avvenuta.

Ma se queste afte sono ricorrenti (e in particolar modo nei soggetti adulti, perché nei bambini il fenomeno è tanto diffuso quanto benigno), molto grandi e tendono a permanere in bocca per molti giorni se non addirittura settimane, è necessario verificare che il problema non sia esclusivamente delle mucose della bocca ma possa essere piuttosto l’espressione di una malattia sistemica. Quale? La lista è molto ampia e varia da disfunzioni nell’assorbimento delle sostanze nutritive (magari associate a celiachia, cioè l’intolleranza al glutine), ad una carenza di vitamina B 12, alla colite ulcerosa fino al morbo di Crohn.

Ora, per ognuno di questi problemi esiste una soluzione o quantomeno una cura che consente di migliorare notevolmente la qualità della vita. Ciò che invito a fare a tutti i lettori è: se avete almeno 20 anni e le afte vi perseguitano, rivolgetevi al vostro dermatologo e fate valutare a lui quelle lesioni. E soprattutto eseguite l’eventuale batteria di esami che vi verranno prescritti.

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Cure meno intensive per il piede d’atleta

Uno dei motivi per cui il piede d’atleta tende a recidivare spesso in coloro che ne soffrono dipende dal fatto che con i primi miglioramenti il paziente tende a dimenticarsi della cura. Così si creano resistenze, diventa necessario cambiare farmaco e tutto il disagio ricompare daccapo dopo alcune settimane di relativo benessere.

I colleghi del Dipartimento di Dermatologia del St. Luke-Roosvelt Hospital e del Beth Medical Center di New York hanno messo a punto una terapia precisa per debellare la tinea pedis, ovvero il fungo responsabile del piede d’atleta, con una applicazione quotidiana di sertraconazolo in crema per quattro settimane.

Nonostante il campione ridotto di pazienti arruolati per lo studio, trentadue, i ricercatori statunitensi hanno constatato che questo protocollo di trattamento da ottimi risultati già nelle prime due settimane di cura. A distanza di sei settimane dalla fine della terapia, le visite di controllo hanno determinato che il 93,8 per cento dei pazienti erano completamente guariti.

Posto che deve essere sempre il dermatologo a fare la diagnosi, credo sia una buona notizia per i pazienti, che possono curarsi con minori quantità di farmaco e che devono solo rammentare di seguire la terapia con regolarità.

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