Uscire allo scoperto

[…] Per poter camminare all’aria aperta, sfidando basse temperature e aria gelida, bisogna rendere più forte la pelle perché, come spiega il professor Antonino Di Pietro, dermatologo plastico, “si può andare incontro a irritazioni, disidratazione e microtagli. Il film idrolipidico che sta sulla superficie della pelle, infatti, è fatto di sebo che con il freddo, come tutte le parti grasse, si solidifica, spaccandosi e aprendo microfessure che fano evaporare l’acqua interna. La sua funzione protettiva così viene meno.”

[…] “Quando si disidrata, i tagli appaiono soprattutto sulle mani e nelle zone in cui ci si muove di più. In questa situazione”, continua Di Pietro, “se la pelle perde compattezza, diventa pericoloso anche lavarsi le mani e non asciugarle bene. L’acqua e l’umidità che restano in questi spacchetti alterano ancora di più l’equilibrio cutaneo e rallentano la formazione dello strato lipidico superficiale”.

Quindi se mettiamo la sciarpa fin sul naso e ci respiriamo dentro, che cosa succede?

“Il vapore acqueo che si emette con il fiato rimane intrappolato tra le fibre, ed è pericoloso per il viso. In più, il contatto con la lana di sciarpe, maglioni a collo alto o baveri dei cappotti, per alcuni è irritante perché contiene lanolina, una sostanza allergizzante, e questo causa l’aumento di dermatiti seborroiche soprattutto ai lati del naso, su guance, fronte e mento. È per questo che molte sciarpe sono double-face: da una parte hanno la sera o il cotone, dall’altra la lana. Persino il pile è curiosamente meglio”.

Scelte giuste
La soluzione è mantenere costantemente la pelle idratata con formule che sostituiscono la nostra barriera protettiva naturale: “Mettere delle creme un po’ più grasse aiuta perché crea un film idrolipidico abbondante”. Si può continuare a usare l’antirughe o una esclude l’altra? “Ci sono formule rigeneranti che sono perfette per entrambi gli scopi, protettivo e antiage. Si è visto per esempio che quelle a base di fosfolipidi e glucosamina sono molto efficaci. Oppure possono essere d’aiuto la vitamina C o l’urea, un cheratoplastico che favorisce la cicatrizzazione se in percentuali che vanno dal 5 al 10%, perché un eccesso scioglierebbe la cheratina. E poi ancora la vitamina E ed F. In caso di freddo, infatti, a soffrire molto è il microcircolo: i vasi capillari si chiudono, irrorando meno sangue e quindi meno ossigeno alle cellule, che non possono più produrre collagene ed elastina. Non solo: gli sbalzi di temperatura, entrando e uscendo da negozi e baite, sfiancano le pareti dei vasi capillari perché riempiendosi di sangue in una frazione di secondo, si dilatano brucamente portando alla formazione di couperose o piccoli angiomi”.

Che cosa fare? “Mangiare agrumi e frutti di bosco ricchi di flavonoidi, sostanze che irrobustiscono il microcircolo.” Saremo così pronti ad affrontare il freddo e uscire a camminare, per irrobustire anche i muscoli. E smaltire le cene di Natale.

di Valentina Debernardi

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