Compare sul cuoio capelluto, su alcune parti del viso, dietro le orecchie o sul torace, provocando prurito, arrossamento e desquamazione. La dermatite seborroica è una malattia della pelle che interessa almeno 2-3 milioni di italiani (circa il 5% della popolazione), con picchi fino al 20% nei più giovani. Secondo gli specialisti è un disturbo in continuo aumento, soprattutto tra i maschi adulti, forse a causa dell’inquinamento. Fino a oggi questa malattia è stata curata con preparati a base di cortisone e o con farmaci antimicotici. Al recente congresso della Società internazionale di dermatologia plastica-rigenerativa oncologica (Isplad), però, è stato presentato un nuovo principio attivo, sperimentato con successo in Italia, che si è rivelato efficace già dopo solo due settimane di cura.
Una malattia infiammatoria
La dermatite seborroica è una malattia infiammatoria della pelle che si manifesta principalmente sul cuoio capelluto all’attaccatura dei capelli e sulle sopracciglia, ma anche ai bordi del naso e dietro le orecchie, talvolta sul torace (negli uomini) e nel condotto uditivo. Più di rado può comparire all’inguine, sotto le ascelle, nella piega tra i glutei e sulle mammelle.
Tutte queste zone del corpo, infatti, sono particolarmente ricche di ghiandole sebacee, che producono il sebo della pelle.
Anche la “crosta lattea” dei neonati è una forma lieve di dermatite seborroica, che di solito scompare tra l’ottavo e il dodicesimo mese di vita del bambino.
Pelle arrossata e desquamata
La pelle colpita da dermatite seborroica presenta arrossamento, squame giallastre secche o untuose, oltre a follicolite del cuoio capelluto e, a volte, piccole croste.
Nella maggior parte dei casi, si avverte prurito anche molto intenso. Sul cuoio capelluto, inoltre, può comparire una forfora fastidiosa e persistente.
La desquamazione della pelle avviene perché, in certi punti, c’è una produzione molto accelerata di cellule, unita a un’elevata attività delle ghiandole sebacee. Il naturale processo con cui gli strati superficiali dell’epidermide si rinnovano, che di solito avviene in modo continuo e impercettibile, è alterato.
La malattia può essere confusa oppure coesistere con l’acne rosacea: si tratta di una forma cronica di dermatite che di solito colpisce la zona centrale del viso.
Le cause e i fattori di rischio
La causa di questa malattia non è ancora chiara. Si sa, però, che diversi fattori contribuiscono alla sua comparsa:
- la predisposizione genetica, cioè precedenti casi di dermatite seborroica in famiglia;
- fattori nervosi, come depressione e stress;
- anomalie del sistema naturale di difesa della pelle;
- condizioni ambientali esterne sfavorevoli, come presnza di forte umidità;
- inquinamento atmosferico e smog;
- squilibri ormonali;
- esposizione a detergenti aggressivi o agenti irritanti.
Nelle zone della pelle colpite si osserva un’alterazione del sebo (la sostanza grassa prodotta dalle ghiandole del corpo), che viene prodotto in eccesso e risulta ancora più “grasso” del normale, alimentando a dismisura un particolare microrganismo, il Pityrosporum ovale o “malassezia”, che appartiene alla famiglia dei lieviti ed è sempre presente sulla pelle. Così “ipernutrito”, il Pityrosporum ovale cresce a sua volta in eccesso, provocando l’infiammazione della pelle. Per dare sollievo al prurito la persona tende di solito a grattarsi, stimolando la produzione di altro sebo e peggiorando così la situazione.
I rimedi tradizionali
Fino ad oggi, per tenere sotto controllo (ma non risolvere) la dermatite seborroica sono stati usati:
- gli antimicotici (come il ketoconazolo e il feticonazolo). Contenuti sia in creme specifiche sia in shampoo, da usare mattino e sera, per circa quattro settimane per contrastare la “malassezia”, il fungo presente in quantità eccessive nelle zone colpite;
- preparati a base di zolfo e acido salicilico, in creme prive di vaselina. Si tratta di principi attivi naturali che fanno regredire la dermatite sulla pelle e sul cuoio capelluto. Possono essere usati per trattamenti prolungati senza provocare effetti collaterali;
- lo zinco piritione, il solfuro di selenio e il catrame. Sono altre sostanze contenute in shampoo che possono essere utili, se associate al trattamento con antimicotici, 1 o 2 volte al giorno per diversi giorni consecutivi.
Cautela con il cortisone
Anche le creme cortisoniche sono utilizzate per la cura della dermatite seborroica, per la loro azione disinfiammante piuttosto rapida. Devono, però, essere usate sotto stretto controllo del dermatologo e non per lunghi periodi, per evitare l’assuefazione: la dermatite può diventare “dipendente” dal cortisone, costringendo ad usarlo di continuo con il rischio di effetti collaterali anche seri. Spesso, infatti, non appena si sospende la crema al cortisone, la dermatite seborroica ricompare e in forma ancora più aggressiva. Riprendere subito la cura rischia di provocare danni anche irreversibili alla pelle, che tende ad assottigliarsi. Se si usano preparati cortisonici per un lungo periodo, inoltre, la dermatite diventa molto più difficile da trattare con i prodotti di origine naturale come zolfo o acido salicilico.
Un disagio anche psicologico
La dermatite seborroica non è un problema serio per la salute, ma le lesioni visibili sul viso e corpo sono antiestetiche. Inoltre, possono essere scambiate per un segno di scarsa igiene personale da chi non conosce questa malattia. Inrealtà, spesso è il contrario: nel tentativo di far scomparire le lesioni, chi ne soffre tende a lavarsi molto di frequente e con detergenti aggressivi, di solito ottenendo l’effetto opposto. Il timore del giudizio degli altri provoca un grande disagio, peggiora la qualità della vita e influenza negativamente l’umore.
Il nuovo composto
Il nuovo rimedio per la dermatite seborroica si chiama alukina, un composto che associa allume di rocca, acido glicirretico (un derivato della liquirizia) e vitamina A. Il preparato è in crema e non è un farmaco, quindi non richiede la ricetta medica. Prima di iniziare a usarlo, però, è sempre consigliato sottoporsi a una visita dermatologica per essere certi che le lesioni siano davvero causate da dermatite seborroica e non da altre malattie cutanee.
Il risultato: i sintomi si riducono
L’alukina è stata sperimentata con uno studio clinico ospedaliero su 40 uomini e 10 donne, di età compresa tra i 25 e i 60 anni, tutti con dermatite seborroica al volto. Circa la metà di essi soffriva di questo disturbo da almeno un anno, mentre per il 20% era la prima manifestazione. Nessuno aveva fato altre cure da almeno un mese.
La crema a base di alukina è stata applicata per due volte al giorno, mattina e sera, per 14 giorni consecutivi, verificando i due sintomi principali, cioè l’eritema e la desquamazione, classificandoli in quattro livelli: assente, lieve, medio, intenso. Questi parametri sono stati controllati in quattro momenti diversi: all’inizio della cura, a metà, al termine e dopo un mese dalla fine del trattamento.
Nella prima settimana si è osservato un netto miglioramento: l’eritema risultava ancora “intenso” solo nel 3% dei casi e la desquamazione nel 2% dei casi. Al termine del trattamento, l’eritema era ormai ridotto a forma “lieve” nel 37% dei casi e la desquamazione nel 45% dei casi. Questi risultati sono rimasti costanti anche a distanza di un mese dalla fine della cura.
L’alukina risulta ben tollerata dall’organismo: nessuna delle persone ha avuto, infatti, effetti collaterali.
Come agisce l’alukina
L’alukina unisce gli effetti delle diverse sostanze che contiene:
- l’allume di rocca è una sostanza di origine vulcanica, conosciuta fin dai tempi più antichi per gli effetti benefici che ha sulla pelle. Ha un’azione antisettica, antibatterica e depurativa della cute;
- l’acido glicirretico è derivato dalla liquirizia ed è un vasocostrittore, in grado cioè di far restringere i capillari dilatati, che causano l’arrossamento della pelle nelle zone colpite da dermatite seborroica;
- la vitamina A (o retinolo) ha un’azione antiossidante e favorisce il ricambio cellulare: agevola l’eliminazione delle cellule morte e il loro ricambio con altre, nuove e sane.
Come si usa
La pomata si usa per due settimane,applicandola due volte al giorno (mattino e sera), dopo essersi lavati con un detergente neutro, poco aggressivo per la pelle.
La cura deve essere proseguita, a seconda dei casi, per almeno due settimane: tuttavia, nei casi più ostinati, la crema può essere applicata anche per lunghi periodi senza che causi problemi di assuefazione.
La crema a base di alukina riduce notevolmente anche il rischio di ricadute: la dermatite tende a ripresentarsi con una frequenza molto minore rispetto, per esempio, alle cure a base di cortisone.
Il sole fa bene
Come in tutti i casi di eczema, l’esposizione ai raggi del sole (senza dimenticare le creme protettive) e il contatto con l’acqua di mare hanno sempre un effetto positivo: la pelle si “asciuga” e si riduce in modo naturale l’eccessiva produzione di sebo che è alla base della dermatite seborroica. E’ consigliabile, però, esporsi al sole quando il disturbo non è più nella fase acuta: c’è il rischio, altrimenti, che l’irritazione e l’arrossamento cutanei aumentino invece di diminuire.
Di Silvia Doria
Con la consulenza del professor Antonino Di Pietro, specialista in Dermatologia a Milano e direttore del servizio di Dermatologia dell’ospedale di Inzago (MI).









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