Per appuntamenti e informazioni 02.29406306 | info@istitutodermoclinico.com • Cerca il centro più vicino a te sul sito www.istitutodermoclinico.it

Melanoma e allergie

combattere il melanomaI tumori cutanei sono in costante aumento, arrivando a rappresentare un terzo di tutti quelli diagnosticati. L’incidenza maggiore avviene dopo i 40 anni e ogni anno si registra un incremento del 5%. Il più aggressivo è il melanoma cutaneo che corrisponde all’1% di tutti i tumori potenzialmente maligni. “Ognuno di noi presenta sulla cute numerosi nei – spiega il Prof. Antonino di Pietro, dermatologo a Milano -, in un numero variabile che va da 20 a 200. Ma come capire se c’è il rischio che qualcuno di questi si trasformi in melanoma?

La risposta è nella ‘Regola dell’ABCDE’. A sta per asimmetria, B per bordi, C per colore, D per dimensione e E per età o evolutività”. In sostanza, quando c’è un rapido aumento delle dimensioni, l’accentuarsi o l’estendersi della pigmentazione, il sanguinamento o l’ulcerazione spontanea di un neo, tutto lascia pensare a una possibile trasformazione del neo in melanoma. Non succede nulla se invece una persona si graffia o stuzzica un neo con l’unghia. “Questa è una falsa paura da sfatare – dice Di Pietro – perché l’evoluzione deve essere spontanea e naturale”.

 Ma non esiste solo il melanoma. Due importanti manifestazioni di tumore della cute sono rappresentate dal carcinoma basocellulare e dal carcinoma spinocellulare.

La forma precancerosa cutanea più diffusa è la cheratosi attinica, detta anche discheratosi o ‘cheratosi solare’. Queste cheratosi sono delle piccole macchie arrossate che successivamente presentano delle crosticine e possono poi diventare tumori. Colpiscono le cellule più superficiali delle pelle, possono manifestarsi come lesione singola oppure in diverso numero. In un quinto dei casi guariscono spontaneamente. Il resto può evolvere verso una forma neoplastica.

Le discheratosi possono essere trattate con terapie locali o con crioterapia, laserterapia o con terapia fotodinamica. Quest’ultima metodica, praticata da appena uno o due anni, prevede un uso combinato di farmaci locali e luce particolare e consente di intervenire in tutti quei casi in cui non sia possibile effettuare l’intervento chirurgico.

Sul fronte delle dermatiti allergiche sono sempre più di facile diagnosi grazie a patch test, open test, test d’uso eccetera. Il patch test è la metodica più idonea, validata e precisa. Si tratta di un test di superficie, non invasivo e praticamente esente da rischi o fastidi. A differenza di quelli eseguiti attraverso punture, come i prick test o prelievi sanguigni, spesso non idonei per la diagnosi delle dermatiti allergiche ma adatti per le forme allergiche respiratorie, come asma e rinite allergica, l’efficacia di questo test si fa sentire soprattutto nelle dermatiti causate dall’uso di cosmetici, provocate non solo da componenti attivi ma anche da conservanti.

L’importanza del “fenomeno allergia a componenti di cosmetici” è infatti tale che, accanto alla farmacovigilanza già in atto per i farmaci da molti anni in molti Paesi del mondo, è oggi particolarmente sentita la necessità della cosmetovigilanza. Fondamentale l’aspetto della reazione che si ottiene sulla cute con un patch test. Per esempio, alcuni tensioattivi utilizzati in detergenti possono dare reazioni al patch test apparentemente – ma falsamente – positive (effetto cosiddetto shampoo perché la zona cutanea si presenta finemente zigrinata), o sostanze derivate da acari della polvere possono indurre nell’area cutanea del test una reazione minima infiammatoria, che è però aspecifica e non indica allergia.

Facebook Comments

VEDI ANCHE: