Tatuaggi? Occhio all’inchiostro

Tutti coloro che seguono i miei scritti e le mie interviste sanno che sono abbastanza scettico sui tatuaggi. Non che non possiedano un valore estetico e che non abbiano un significato personale che non voglio sindacare, ma da dermatologo non posso che esprimere alcune perplessità su questa scelta.

Le mie perplessità aumentano quando leggo le ricerche effettuate dai colleghi del dipartimento di dermatologia dell’Università di Regensburg, in Germania, che hanno pubblicato sulla rivista “Contact Dermatitis” uno studio davvero interessante. Quale?

Beh, hanno fatto analizzare attraverso uno spettrometro di massa i componenti del pigmento nero utilizzato per incidere i tatuaggi sulla pelle e hanno trovato un componente in particolare, il dibutilftalato. Il dibutilftalato è un plastificante ma ciò che più conta per noi è che si tratta di una sostanza con spiccate doti allergizzanti.

Ciò può quindi spiegare come mai, anche in persone che mai prima di fare un tatuaggio avevano avuto problemi cutanei, insorgono problemi alla pelle proprio sulla sede del tatuaggio. Il problema è che non si tratta di una dermatite da contatto che può essere risolta semplicemente evitando il contatto stesso, dato che il dimetilftalato viene proprio inciso nella pelle. Si tratta di piccole quantità, ovviamente, che non danno una reazione tossica. Tuttavia è possibile che a contatto con pelli sensibili inneschino il processo infiammatorio. Che diventa molto difficile da debellare.

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