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Proteggere la pelle: leggere serve poco

Proteggere la pelle: leggere serve poco

Ogni anno, all’arrivo dell’estate, rilascio interviste che hanno per argomento il corretto modo di esporsi al sole. Ogni anno, quindi, cerco di dare il mio contributo alla salvaguardia della salute della pelle di chi ha la pazienza e la gentilezza di leggere i miei scritti e le mie interviste.

Oggi però a mia volta ho letto uno studio pubblicato sullo Scandinavian Journal of Primary Health Care che mi ha un po’… depresso. Ricercatori svedesi che lavorano presso il centro di ricerca e sviluppo del benessere locale nella cittadina di Linkoping hanno condotto un lungo studio, durato tre anni, per capire quale sia il modo migliore per fare educazione alla salute della pelle (gli svedesi, a causa della loro carnagione chiarissima, soffrono di problemi cutanei più di quanto non accada alle popolazioni mediterranee). E hanno visto che a distanza di tre anni dalla prima lettura di prospetti informativi sui tempi e i modi di una corretta esposizione al sole, la popolazione così educata non aveva cambiato le proprie abitudini, anche se scorrette.

Sono invece diventati più prudenti coloro che, in una sessione di formazione parallela eseguita nello stesso periodo, avevano avuto modo di incontrare un dermatologo che tenesse loro una breve lezione. Non è dato sapere il motivo per cui, contrariamente a quanto dicevano i latini, in questo caso scripta volant e verba manent (cioè le parole scritte volano, mentre quelle dette restano: dovrebbe essere il contrario), ma rimane il fatto che spetta a noi dermatologi, quando incontriamo i nostri pazienti, ricordare loro che cosa devono fare per prendere il sole in sicurezza.

Ma allora, tutte le interviste che ho rilasciato? Meglio che non ci pensi…

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